Poesie d’amore e d’eros: Pablo Neruda

di Barbara Commenta

Pablo Neruda (Parral 1904 – settembre 1973), poeta cileno, è uno dei più amati della rete. Se provate a cercare poesie d’amore o poesie tristi o qualsiasi altro genere di poesia, eccolo che spunta in una miriade di blog amatoriali. Non è difficile capire perché: Neruda non era certo un poeta semplice, ma il suo linguaggio riusciva e riesce a raggiungere moltissimi lettori.

Bastano pochi versi perché anche chi è a digiuno di poesia si senta trascinato in un vortice di pensieri e di emozioni che, come ogni volta che si entra nel mondo poetico, vanno però assaporate più di una volta. I versi, apparentemente alla portata di tutti, schiudono nuove porte man mano che li si lascia muovere dentro di sé.

Non per niente, imparare a memoria una poesia che ci piace molto è fondamentale. Possiamo portarla sempre con noi e sentirla anche quando stiamo compiendo azioni quotidiane come fare la spesa, lavare i piatti, svitare la scheda madre del pc che sta agonizzando. D’accordo, torniamo a Neruda.

La mia curiosità verso le poesie erotiche in generale si estingue rapidamente di fronte a quelle troppo esplicite. Preferisco che mi suggeriscano delle immagini, non che mi diano dettagli anatomici come in uno scadente manuale per il sesso. Ecco, Neruda è anche questo: amore ed eros convivono e si rimandano l’un l’altro costantemente.

Vi lascio oggi con i primi versi di una sua poesia che, naturalmente, ho trovato su di un blog amatoriale. Se volete leggerla tutta seguite il link o, meglio ancora, regalatevi in un libro di Neruda in questo piovoso autunno, in modo che non sia la sola poesia a conquistarvi.

Sete di te m’incalza nelle notti affamate.
Sei tutta spume agili e leggere
e i baci ti percorrono e t’irrigano i giorni.
Il mio gesto, la mia ansietà, pendono dal tuo sguardo.
Vaso di risonanze e di stelle prigioniere.
Son stanco, tutte le foglie cadono, muoiono.
Cadono, muoiono gli uccelli. Cadono, muoiono le vite.
Stanco, son stanco. Vieni, desiderami, fammi vibrare.
Oh, mia povera illusione, mia accesa ghirlanda!
L’ansia cade, muore. Cade, muore il desiderio.
Cadono, muoiono le fiamme nella notte infinita.

Fiammata di luci, colomba di crete bionde,
liberami da questa notte che incalza e distrugge.

Sommergimi nel tuo nido di vertigine e di carezza.
Desiderami, trattienimi.
L’ebbrezza all’ombra fiorita dei tuoi occhi,
le cadute, i trionfi, gli sbalzi della febbre.
Amami, amami, amami.
In piedi ti grido! Amami.
Infrango la mia voce gridandoti e faccio ore di fuoco
nella notte pregna di stelle e di levrieri.
Infrango la mia voce e grido. Donna, amami, desiderami.
La mia voce arde nei venti, la mia voce che cade e muore.

Photo Credits | Karen Horton su Flickr

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