Perchè rileggiamo i libri?

di Valentina Cervelli Commenta

Se un libro l’amiamo, non ci importa conoscerne stralci a memoria:  lo leggeremo sicuramente più di una volta. Questo perché al pari di un buon film o di un buon vino, l’essere umano adora sperimentare più di una volta le cose che gli piacciono e gli fanno bene.

Ed un buon libro funziona così: se ti è piaciuto, prima o poi, al pari di una sostanza euforizzante, lo rileggi.

Ma come si instaura questo meccanismo? Perché un libro ci piace fino al punto di rileggerlo? Potrà sembrare stupido, ma cerchiamo di analizzare questo processo. In fin dei conti, non succede con tutti libri che leggiamo nella nostra vita. Spesso e volentieri, anche quando il libro ci piace.

Per meglio spiegare, prenderemo in considerazione la persona che vi sta scrivendo: appassionata d del genere horror, di Stephen King e di Charlotte Bronte, parliamo di una donna che fin dall’età di otto anni ha sempre letto di tutto. Saggistica, narrativa: qualsiasi cosa potesse arrecare del sapere aggiuntivo non veniva disdegnata, partendo dalle fiabe di Gianni Rodari, fino ad arrivare a saggi sulla Shoah ed Anna Frank.

Senza esagerazioni, in quasi 30 anni avrò letto almeno un migliaio di libri, tra prosa e poesia, e libri in lingua originale. In tutti questi però, quelli che rileggo con maggiore frequenza, riguardano la Torre nera di Stephen King, Helen Fielding con i suoi diari di Bridget Jones, Jane Eyre e le opere di Stephanie Meyer.

Si tratta di tre tipologie di libro differente, seppure nella maggior parte dei casi accomunate da una certa propensione al fantasy. Eppure, queste tre serie di libri rappresentano i tre motivi per i quali, molto probabilmente, chiunque di noi legge e rilegge dei libri in particolare.

Per ciò che riguarda La Torre nera la rilettura viene spinta dalla capacità descrittiva di Stephen King e dall’utilizzo che ne fa nel  riuscire a collegare la stessa alla sua intera produzione. Il tutto ovviamente accompagnato da uno stile soggettivamente piacevole ed da una facilità di espressione altrettanto soggettiva.

Parlando di Helen Fielding ad attirarmi è la estrema informalità che solo un diario può avere, unita ovviamente ad una storia accattivante e simpatica, estremamente condivisibile da ogni donna. Infine, per ciò che riguarda l’autrice di Twilight e le sue opere, ad essere fulcro della volontà di lettura, vi è la capacità di suscitare sentimento, la stessa riscontrabile nel romanzo di Charlotte Bronte.

Ho utilizzato un esempio personale per far capire come, penso difficilmente qualcuno potrà confutarlo, sia essenzialmente tre fattori che portano le persone a rileggere un’opera: l’emozione che suscita, la vicinanza elettiva, ed una forte dose di ottime capacità descrittive unite ad uno stile accattivante.

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