L’ombra dello scorpione, di Stephen King: recensione

di Valentina Cervelli 1

E’ il libro forse più amato dai lettori insieme ad It. Parliamo ovviamente di “L’ombra dello scorpione”, di Stephen King. Un volume che incarna tutte le paure più recondite dell’uomo, quelle reali.  Morte batteriologica, distruzione, eterno conflitto tra bene e male. Una storia avvincente e piena di particolari, che lo scrittore ha rimaneggiato e completato.

Esistono infatti due versioni di questo romanzo: la prima, quella uscita normalmente, ambientata negli anni 80. Ed una seconda, rieditata in tempi più recenti nei quali sono stati praticamente annullati i fatti  tagliati dall’editor, portando alla pubblicazione di una storia più lunga.  E da un certo punto di vista più intrigante. Non solo moltissime le cose che cambiano tra le due versioni.

E ci si può azzardare a dire che in alcuni casi forse, specialmente nel finale, un piccolo taglio male non ci stava affatto. Avendole lette tutte e due devo dire che la fine del libro così come presente nella prima parte era più decisa ed interessante. Non di meno nel corso della storia le aggiunte volute da King aiutano una comprensione più ampia dell’intera storia.

Ecco cosa succede. Gli Stati Uniti stanno preparando dei virus particolari, mutazioni genetiche dei più comuni. Qualcosa va storto ed un virus influenzale modificato e letale riesce ad uscire dal laboratorio, a causa di una falla di sicurezza che consente alla guardia dello stabile, unica sopravvissuta, di  fuggire. E contagiare prima la sua famiglia, poi, attraverso la fuga una cittadina del Texas. Il contagio si diffonde a macchia d’olio, in tutti gli Stati Uniti. I servizi segreti contribuiranno poi a diffondere il virus in tutto il mondo.

Non si sa perché ma alcune persone sono immuni. In aggiunta sono affette da un particolare “disturbo”: la notte sognano l’uomo in nero o una graziosa ed anziana vecchia che intima loro di raggiungerla. Raccontare di più rovinerebbe la sorpresa.  Vi diciamo solo che all’interno della storia compare anche Randall Flagg, antica nemesi di Roland….

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