Il metodo antibullo, recensione

di Barbara Commenta

Le prime volte che ho sentito parlare di fenomeni di bullismo nelle scuole italiane, non volevo crederci. Mi sembrava una definizione eccessiva per dei comportamenti vivaci. Questo finché non mi sono resa conto che i bulli erano presenti persino nella scuola materna di mia figlia e avevano talmente tanto potere su di lei da procurarle incubi e malesseri di diverso tipo.

Ho deciso che se cominciamo così a quest’età, devo allora essere molto preparata per quando la piccola inizierà il suo percorso scolastico ufficiale e mi sono perciò letta con molta attenzione ed interesse Il metodo antibullo di Allan L. Beane.

Beane ha conosciuto in prima persona gli effetti devastanti del bullismo. Suo figlio, travolto dalle pressioni dei suoi coetanei, è entrato in uno stato depressivo molto forte, che lo ha portato a cercare nelle droghe un sollievo. In quelle stesse droghe che poi lo hanno ucciso.

Il saggio, edito da Erickson, vuole offrire ai genitori la possibilità di comprendere se il proprio figlio è vittima di un bullo o se non sia un bullo egli stesso (in appendice sono presenti alcune domande cui rispondere per capirlo).

Analizza perciò il bullismo nel contesto scolastico, familiare e di quartiere. Cerca di spiegare quali comportamenti evitare e quali prediligere per riuscire a reagire ai comportamenti violenti e offre suggerimenti diretti alle vittime del bullismo (parla con i tuoi genitori, non far vedere al bullo che lo temi eccetera).

Personalmente, sono rimasta sorpresa nell’apprendere che non bisogna suggerire al proprio figlio di reagire perché gli si passa il messaggio che la violenza è allora lecita né bisogna insegnargli a far finta di niente, ché altrimenti potrebbe viverlo come un invito alla rassegnazione.

E’ invece importante mantenere la calma, non mostrarsi impauriti, ricordare che non è un problema che va affrontato da soli ma con l’aiuto di amici e adulti. I genitori dovranno poi cercare di coinvolgere la scuola sino a raggiungere i genitori del bambino maltrattante.

E se questi genitori siamo noi? Se ci rendiamo invece conto che nostro figlio non è la vittima, ma un aggressore? Manteniamo la calma, non agiamo con violenza o disappunto nei confronti di nostro figlio e cerchiamo piuttosto di capire perché ha assunto simili comportamenti. Poi, possiamo coinvolgere la scuola nell’educazione del ragazzo.

Il volume affronta anche altri casi come ad esempio quelli del bullismo virtuale, del bullismo di quartiere e del bambino/ragazzo che non è bullo né vittima, ma si limita ad assistere ad ogni azione violenta senza mai intervenire o riferire.

Non si può sintetizzare in un solo post un libro così pieno di informazioni, ma spero di avervi dato un’idea delle linee fondamentali con cui viene affrontato il problema e che riconducono al dialogo e alla collaborazione tra le varie agenzie educative.

Unico punto che mi ha fatto saltare sulla sedia il passaggio in cui Beane afferma

Insegnate loro a gioire anche per i successi altrui, e a incoraggiare attivamente gli altri. Una cosa che potrete fare senz’altro, per aiutarli a sviluppare queste caratteristiche, è stimolarli a partecipare ad attività a sfondo religioso. Se i ragazzi si abituano a partecipare a queste attività, è meno probabile che si dedichino sistematicamente a comportamenti inappropriati.

Una considerazione non solo inesatta, visto che ci sono attività che offrono lo stesso tipo di esperienza e non sono affatto a sfondo religioso, ma pericolosa. Gli atteggiamenti discriminatori partono anche dall’incapacità di accettare la diversità e la complessità umana.

Autore: Allan L. Beane
Titolo: Il metodo antibullo. Proteggere i bambini e aiutarli a difendersi.
Traduzione di Paolo Boccagni
Editore: Erickson
Anno: 2010
Pagine: 248
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978-88-6137-608-3

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