Maledetta Primavera di Paolo Cammilli, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Doveva arrivare il libro che mi avrebbe lasciata di sasso. E “Maledetta Primavera” di Paolo Cammilli c’è riuscita. Vogliamo parlare di potenziale sprecato? Facciamolo e basta. Perché mi sono trovata davanti ad una storia che in quanto ad intreccio prometteva nonostante i protagonisti ma che a livello tecnico mi ha fatta piangere.

Ora, parliamoci chiaro: posso arrivare anche a capire che le case editrici pensino che il livello culturale italiano sia sceso e non possiamo dare loro torto. Ma un minimo di lavoro di editing, per un libro che acquisto, me lo aspetto e lo pretendo anche. Insomma, a voler leggere un testo sgrammaticato e anche non corretto in quanto ad ortografia vado a raccogliere, senza offesa per i bambini, i primi temi che si eseguono alle elementari e mi metto a leggere. Sono questi i casi nei quali mi chiedo davvero perché ci si sconvolge che l’editoria sia in calo in quanto a fatturato: come si può pretendere di mettere in vendita un prodotto scadente a livello tecnico? Su Paolo Cammilli come scrittore non ho da lamentarmi a dire il vero. Alcune scelte stilistiche le comprendo perché capisco il target al quale il libro è rivolto, ma ci sono dei problemi di editing sui quali non si può proprio soprassedere.

Posso arrivare a capire la scelta stilistica di non inserire punti alla fine della frase nei dialoghi, ma tra refusi e sbagliata corrispondenza maschile/femminile e singolare/plurale lasciatemelo dire: comprendo l’appeal della storia, ma un minimo di preparazione non guasterebbe!

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