Il nero e l’argento di Paolo Giordano, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Avevo paura di approcciarmi a Paolo Giordano. Non lo nego, mi sono tenuta lontana il più possibile dalla sua opera più conosciuta, “La solitudine dei numeri primi“. Ancora non l’ho letto. Ho preferito partire dalla sua ultima pubblicazione, “Il nero e l’argento”. Più breve ma per questo non meno di valore.

Va ammesso: Paolo Giordano sa quel che fa quando scrive. In un’opera breve come “Il nero e l’argento” riesce comunque a dare uno spessore di un certo livello, cosa che non molti scrittori, per quanto siano in grado di vendere sono capaci a fare. Fortunatamente per me, non avendo letto le precedenti opere non ho vissuto il filo conduttore della solitudine come una ripetizione, anche se va detto che i sentimenti l’autore è in grado di gestirli e di farlo bene, dando il giusto spazio ad ogni aspetto della storia che vuole raccontare al lettore. Amore e dolore, ma anche vita e morte appaiono come un gradevole panorama dal quale attingere con gli occhi, fino ad arrivare al cuore. Può un storia fare tutto questo? Si, se scritta bene. Mi porterà questo ad approcciarmi con le sue opere precedenti? Non so ancora dirlo. Ci sono dei libri “impegnativi” che devono essere sfogliati e vissuti al momento giusto. E sento che quel momento non è ancora arrivato.

Ma se volete un’opera breve ma sentita, piena di sentimento e ben fatta, “Il nero e l’argento” di Paolo Giordano è perfetta. E’ ciò che state cercando, fidatevi. E se siete fan dello scrittore, è sicuramente come tornare a casa.

 

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