La moglie magica di Sveva Casati Modignani, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Non vi ho mai confessato un piccolo segreto: in età adolescenziale prima di scoprire Stephen King e diventare essenzialmente monogama di gusti, oltre che su Danielle Steele ho ampiamente adagiato la mia testa sui romanzi di Sveva Casati Modignani. Dare una lettura veloce a “La moglie magica” è stato un po’ come tornare a casa. Ma senza sentirsi confortevoli.

Il problema, analogamente a ciò che mi accade con Danielle Steele è che ho bisogno di nuovi stimoli nella lettura e non li trovo, anche se Sveva Casati Modignani per ciò che mi riguarda ha forse uno degli stili migliori di scrittura che ho avuto la fortuna di leggere in più di 25 anni di carriera di lettrice. Eppure ritrovare l’antica sottotraccia dei suoi romanzi non mi ha fatto piacere come speravo accadesse. La storia rispetto ad altre va detto che mi preparava ottimisticamente ad aspettarmi tanto, anche se sapevo che come al solito l’eroina del romanzo avrebbe avuto modo di fare un certo percorso nel suo trovare la felicità definitiva.

In questo caso, non voglio anticiparvi troppo della trama, ma Mariangela, soprannominata “magia” fin da piccola, seguendo un percorso abbastanza doloroso, troverà il modo di abbandonare una situazione triste dolorosa per lei ed i suoi figli tirando fuori la “magia” che ha dentro di se. Un percorso che dà lustro alle donne. Ma che non mi ha convinta del tutto a livello letterario. Me ne rendo conto: sono diventata troppo esigente. Ma cosa posso farci se mi sembra di leggere i vecchi libri passati di Sveva Casati Modignani e ci rimango male?

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