Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Non so dirvi se ci sia un modo esatto di leggere i libri di J.R.R. Tolkien. Io onestamente ho letto prima “Il Signore degli anelli” e solo recentemente “Lo Hobbit” e devo dire di non essermi trovata male, sebbene con molta probabilità a livello narrativo sarebbe stato indicato fare l’esatto opposto.

Come non pensare infatti nel corso della lettura de “Lo Hobbit” al Bilbo Beggins de “Il Signore degli Anelli” ed a tutti gli altri personaggi che poi ricorrono. Lui è il protagonista della nostra storia in effetti e poterlo conoscere in modo più diretto, saperne di più sulla sua vita e le sue avventure è quasi strano da un certo punto di vista. La storia che J.R.R. Tolkien racconta non ha la stessa epicità del libro che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Ma non per questo non se ne può apprezzare la composizione e lo stile. In alcune parti la mancanza delle grandi descrizioni degli eventi ed una certa sagacia presentata ti portano a ridere ed a divertirti. Cosa che nella sua altra più grande opera spesso manca.

E’ indubbio che si tratti di uno di quei libri fantasy che qualsiasi persona, grande o piccina, dovrebbe leggere. E’ divertente, è interessante: è scritto bene. Ed è adatto in pratica ad ogni età. E’ un po’ una spiegazione romanzata di come ogni tanto, buttarsi a capofitto nelle avventure e tentare di superare i propri limiti non sia una cosa sbagliata. Bilbo lo ha fatto. E fino a che lo troviamo all’intero delle pagine de “Lo Hobbit” riusciamo anche a capirlo.

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