La targa di Andrea Camilleri, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Chiunque legga le mie recensioni lo sa, per Andrea Camilleri ho sviluppato una sorta di cotta letteraria.  E “La targa” va detto, peggiore la situazione. Perché se trovo gradevole leggere del Commissario Montalbano, quando lo scrittore mi va indietro nel tempo non posso che amare ancor di più i suoi scritti.

Adoro i salti temporali come forse poche altre cose al mondo e sono convinta che i libri migliori partoriti dagli scrittori italiani siano quelli che vivono un pochino di più nel passato. e “La Targa” Andrea Camilleri rientra pienamente nei miei gusti per questo motivo e non solo. Con il passare del tempo, quella che è stata una prova per una recensione è diventata un piacere da scoprire man mano ad ogni uscita. E va detto, lo scrittore è prolifico e non poco.

Va anche detto che parliamo di poco più di 80 pagine quindi  questo racconto (perchè così va definito, N.d.R.) scorre e lo fa in modo scaltro. E’ scritto in dialetto siciliano ma non abbiate paura è perfettamente comprensibile. E se devo dirla tutta lo suggerirei un po’ anche per questo. Il prezzo è un tantino alto rispetto alla grandezza del libro ma diciamocela tutta, ogni tanto qualche pazzia per la nostra cultura possiamo farla. “La targa” di Andrea Camilleri è in fin dei conti una analisi divertente ed ironica di quello che erano l’Italia e l’italiano soprattutto ai tempo del fascismo. La volubilità, quell’essere una sorta di medaglia  a doppia faccia che fa innervosire ma che un po’ ci fa ridere.

 

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