Riccardino di Andrea Camilleri, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Leggere Andrea Camilleri è un po’ come tornare a casa: il compianto autore, specialmente quando scrive del Commissario Montalbano è in grado di intrattenere e rendere nostalgici allo stesso tempo. In pochi, come lui, sono in grado di giocare con i fili delle nostre emozioni come si farebbe con una marionetta come accade con “Riccardino“.

Romanzo postumo di Andrea Camilleri

Un fattore forse nel quale ha il suo peso anche il fatto che si tratti dell’ultimo romanzo di Andrea Camilleri sul poliziotto siciliano burbero ma simpatico che abbiamo imparato ad amare su carta e in televisione: lo stesso autore diede precise istruzioni che questo testo uscisse postumo, solo dopo la sua morte. Va ricordato: il primo capitolo del romanzo è stato letto in anteprima il 16 maggio 2020 dallo scrittore Antonio Manzini, allievo di Camilleri e suo amico, in occasione del Salone del Libro Extra. Già partendo dal titolo, inutile dirlo, si ha un impatto differente rispetto a quello classico degli altri titoli di Montalbano. Qui manca l’evocazione di qualcosa, la ricerca di un significato già a partire dalla copertina. Il titolo è secco: un nome, e basta.

E sfogliando le pagine non si può che vivere, in tutto il racconto, quel senso di conclusione che aveva già iniziato a permeare le altre opere dell’autore ma che in questo caso, in questo libro consegnato nel 2005 alla casa editrice Sellerio, è quasi soffocante in certi momenti perché ci si rende conto che la fine è vicina e che forse non è quella che ci si aspetta.

Addio al commissario Montalbano

Andrea Camilleri sarà anche giunto alla fama letteraria in tarda età, ma senza dubbio è stato in grado di lavorare in maniera perfetta su quella che voleva fosse l’evoluzione dei suoi personaggi e soprattutto la conclusione migliore per le storie legate al suo personaggio più amato dalla gente.  Ed è per questo motivo che Riccardino è un’opera praticamente definibile dissacrante, in cui Camilleri ha deciso di mettere il punto e lo ha fatto in un momento in cui poteva decidere lucidamente e autonomamente di imporsi una certa fin per il suo personaggio d’autore.

C’è una porzione di dialogo che definire geniale è riduttivo quando viene chiesto a Montalbano se fosse “quello vero o quello della televisione“. Un espediente letterario che apre al lettore un mondo metaletterario che sorprende e che coinvolge e che di certo rende questa ultima puntata cartacea del Commissario Montalbano qualcosa in cui indugiare. Inutile dire che si tratti di un romanzo che deve essere consigliato senza nemmeno pensarci sopra.

 

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