Il gioco di Ripper di Isabel Allende, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Il gioco di Ripper” è la Isabel Allende che non ti aspetti. Devo dire la verità: era tanto che non leggevo qualcosa della scrittrice. Per quanto appassionata della sua prosa ho iniziato a trovarla troppo soft ad un certo punto. Ma questo romanzo, differente dagli altri, mi ha fatto ricordare perchè la amassi tanto.

Chi ama i thriller classici difficilmente amerà “Il gioco di Ripper”.  Perché non è un classico esempio del genere quanto un romanzo tipico di Isabel Allende trasportato in un contesto “giallo”. L’autrice ama parlare di sentimenti, affrontare le dinamiche personali e partendo da quelle espandere l’intera narrazione.  E questo è qualcosa che non si può assolutamente dimenticare. Per chi è un fan della vecchia Allende come me, è un ritorno a casa piacevole e differente dal solito. E dà la maniera di tornare all’ovile con molta più semplicità. In questo caso le figure principali sono Amanda ed Indiana, figlia e madre: entrambi i personaggi catturano l’attenzione e danno una visione della storia al lettore tutta da gustare.

Quello che nasce come un gioco ispirato a Jack lo squartatore e condotto online, diventa per Amanda un modo di ragionare su fatti di cronaca molto gravi: un serial killer sanguinario. Ovviamente, è un po’ scontato ma non rovina il divertimento, l’intera “avventura” della ragazza finisce per diventare personale. Dobbiamo essere sinceri: non è il primo libro di Isabel Allende che suggeriremmo ad un lettore, ma è senza dubbio un libro che si può leggere ed apprezzare. A meno che non siate dei puristi del thriller nel vero senso della parola.

 

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