L’amica geniale di Elena Ferrante, recensione

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Devo ammetterlo: trovarsi davanti a libri come “L’amica geniale” di Elena Ferrante fa bene al cuore. Perché è difficile trovare dei romanzi nel senso stretto del termine di questi tempi, dove tutto non si risolva in un chick lit fatto  e finito o su un porno soft mal scritto.

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Questa è essenzialmente la storia di un’amicizia. Ed è proprio questo il punto di forza di “L’amica geniale”, di Elena Ferrante, anche se ad un certo punto il tentativo di renderlo un tantino più rosa si vede. Quel che è interessante però, nonostante tutto, è che non si cada nei cliché di genere. E lo ripeto: di questi tempi dove tutto viene generalizzato, questo è un punto di forza. Le belle storie italiane come questa, dove c’è la ricerca di un qualcosa di diverso da parte dei protagonisti, può sembrare scontato a volte: è la bravura dell’autore a fare la differenza. E forse aiutati da un approccio temporale molto ampio, i lettori che avranno in mano questo libro non si pentiranno dell’acquisto. Almeno a mio parere.

Quando un rapporto di amicizia, due persone vengono messe a confronto lungo un periodo di tempo molto lungo è ancora più facile immedesimarsi. E con “L’amica geniale” questo accade senza scossoni. Lo stile della scrittura è piacevole e adatto alla storia che vuole raccontare. E questo per chi vi scrive è talvolta più importante della trama stessa: un libro non può far venire il mal di testa appena sfogliato. Fortunatamente con questo romanzo il rischio non c’è.

 

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