Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

E’ sempre piacevole quando nel proseguire di una narrazione suddivisa in più libri si notano dei miglioramenti generali: e questo è il caso di “Storia del cognome” di Elena Ferrante sia nella trama che in qualche sprazzo stilistico.

Inutile negarlo, questo sequel de “L’amica geniale” è decisamente più soddisfacente del primo volume dove. In questo caso la narrazione riprende dal 1966 ed è possibile notare come in questo caso a divenire focus della storia sia la vita di Lila ormai sposata mentre quella di Lenu faccia un po’ da sfondo ma consenta al lettore di mantenere l’attenzione ancorata.

Quel che è amabile in questo volume è il fatto che Elena Ferrante sia in grado di rappresentare in modo convincente l’incertezza e tutti quei sentimenti provati dalla protagonista nella sua ricerca dell’emancipazione, tra l’altro per superare quel senso di inferiorità che l’ha sempre accompagnata nei confronti della sua amica ed ora più in generale nei confronti di chi appare essere più colto e libero. Notabile, forse ancor di più in “Storia del nuovo cognome”, la Napoli che fa da sfondo. L’autrice infatti regala uno stupendo spaccato di vita di questa città, superando però in questo caso quelli che sono i confini del rione: un fattore che si rivela nella lettura più importante di quel che si possa credere.

Questi cambiamenti, come giusto che sia, rendono il romanzo molto più interessante e gradevole. Niente più stucchevolezza ma una storia credibile che appassiona. I colpi di scena non mancano, talvolta anche troppo palesemente spinti, ma insomma, il miglioramento c’è stato ed è evidente.

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