Anna di Niccolo Ammaniti, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Avendo poca familiarità con Niccolò Ammaniti non ho veri parametri per comparare “Anna” con altre opere nello specifico. Mi vengono in mente i bambini nel grano di Stephen King e non so seriamente a quale dei due autori faccio torno se provo a fare dei paralleli.

Quindi essenzialmente rinuncio in partenza dicendo che il romanzo non mi è dispiaciuto ma che al contempo non mi ha nemmeno fatta impazzire come pensavo potesse accadere partendo da una sinopsi che presentava le sue potenzialità. Diciamocela tutta: gli scenari post apocalittici in realtà hanno un loro forte perchè ed una buona presa sul pubblico.  Ma devono essere condotti al meglio per essere davvero credibili. E Niccolò Ammaniti a mio parere ci riesce ma non completamente, vittima in qualche modo dei cliché del genere che non riescono ad essere superati.

Quel che è facilmente notabile è che la caratterizzazione dei personaggi è condotta in maniera eccelsa. E questo è un bene: l’Italia come sfondo di una simile situazione in qualche modo risulterebbe poco credibile se così non fosse. Eppure è come se mancasse durante la lettura quel pathos classico dato dal genere quando la trama non sembra poi così scontata. Senza dubbio l’idea di sfruttare i bambini come protagonisti di questa grandiosa immunità che viene presentata non è una cattiva idea. Ed è anche per questo che permane un vago senso di delusione nel constatare che c’è qualcosa che manca nella lettura.  E’ un libro che consiglierei? Sì, perchè forse sono un tantino puntigliosa io quando si parla di questo tipo di storie.

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