Libri scolastici: è ancora caccia estrema all’usato

di Valentina Cervelli 2

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Settembre si sta avvicinando di gran passo e continua purtroppo l’odissea di tutti coloro che necessitano acquistare libri scolastici per i propri figli o se stessi.  La crisi si fa sentire nelle tasche degli italiani e come avevamo sottolineato già più volte in precedenza, anche gli aumenti dei libri di testo, arrivati a circa un + 37% in molti casi, passando da un anno all’altro di istruzione. La soluzione come sempre resta il libro usato.

Una volta, se i ricordi non ingannano, per le scuole superiori bastava appoggiarsi agli studenti più grandi per comprare a metà prezzo, o giù di li, i testi necessari. E se riportavano qualche soluzione già fatta, poco male. A metà prezzo si riusciva ad ottenere con il beneplacito dei genitori, tutti i tomi necessari. E se qualcosa avanzava, questi ultimi non lesinavano a farla spendere liberamente ai propri figli.

Ora si è arrivati a tal punto che tale “problema” si è allargato esponenzialmente ad ogni fascia di istruzione. Partendo dalle scuole elementari, fino ad arrivare alle università, dove sebbene non sarebbe concesso, si trovano escamotage di ogni sorta per fotocopiare interi libri e risparmiare qualcosina. In tutto ciò, nemmeno a dirlo, ci si inserisce anche la legge Levi, ed addio sconti. Anche perché riflettiamoci, ovviamente se compriamo da mercatini o direttamente da studenti più grandi non abbiamo problemi di sconti.

Ma se ci rechiamo nelle librerie specializzate?  Attenzione perché l’odiata legge che abbatte la grandezza degli sconti per i libri e che da settembre diventerà attiva a pieno regime riguarda anche loro. Non pensiate che “libri scolastici usati” sia sinonimo di fuorilegge.

E con tutte queste riflessioni, i prezzi altissimi, la richiesta di nuove edizioni e la mancanza della digitalizzazione dell’istruzione attraverso tablet ed ebook come accade con Kindle negli States;  in una situazione del genere, insomma, a farsi del male è solo il lettore, il compratore, colui chiamato a spendere.

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