Un giorno solo, tutta la vita di Halyson Richman, recensione

di isayblog4 Commenta

Ho aspettato mesi prima di poter leggere questo libro e quando ho saputo che sarebbe uscito solo a gennaio 2012, mentre se ne parlava già nel settembre 2011, ho sperato di fare in tempo a recensirlo per la Giornata della memoria. Stavo per dire che è arrivato troppo tardi tra le mie mani, ma in realtà non è così.

Come lettrice infatti, e lo scrivevo anche nel post del ventisette gennaio, sono convinta che fare memoria significhi anche costruire cultura, approfondire la nostra conoscenza di certi eventi storici, confrontare punti di vista e racconti.

Quindi alla fin fine sono contenta di non aver associato Un giorno solo, tutta la vita ad una ricorrenza specifica. Vi ricordate l’incredibile storia, vera, da cui parte il romanzo? No? Ecco un veloce riassunto.

Ad un matrimonio, i nonni degli sposi si incontrano per la prima volta. Lui però è convinto di aver già visto quello sguardo e diventa insistente in modo quasi imbarazzante finché non capisce per avere una conferma chiede alla donna di scoprirsi il braccio. Anche lei ha i famigerati numeri tatuati sul braccio.

E “lei” non è altro che sua moglie, data per morta dopo la deportazione. Anche lui era nell’elenco dei deceduti e alla sua giovane moglie non era restato che andare avanti con la sua vita.

Halyson Richman ha provato ad immaginare la storia di Joseph e Lenka: come si sono incontrati, innamorati e persi dopo solo una notte di nozze. La scrittrice poteva limitarsi a ricostruire la loro storia d’amore, ma non si è fermata qui.

Ha cercato informazioni sul campo di Terezin, dove venne deportata la protagonista, ed ha raccontato la storia di come i disegni dei bambini del ghetto e i ritratti/testimonianza di quanto stava accadendo vennero nascosti per essere poi mostrati al mondo che non credeva all’esistenza dei campi.

Alcune notizie riportate dalla Richman nel romanzo mi hanno scossa, ma in modo positivo. Mi hanno dato modo di scoprire la forza e la determinazione che accompagnarono molti prigionieri, la loro voglia di dare un senso alla vita, di combattere i loro persecutori con l’informazione.

D’altra parte, ho trovato belle e dolorose le pagine in cui i due giovani cercano di ricostruirsi una vita, delle relazioni affettive. Nelle storie d’amore nate dopo l’Olocausto c’era un non detto, una terra emotiva di mezzo, che nessuno nella coppia poteva percorrere senza rischiare di morire.

A rompere questo silenzio, i figli, le nuove generazioni, il futuro, per cui l’ansia e la paura erano presenti, ma che trascinavano in avanti vite che correvano il rischio di spegnersi ad ogni istante.

Il tema è difficile, ma la scrittrice è riuscita a trattarlo in modo non oso dire leggero, perché avrebbe un altro significato, ma diciamo accessibile a tutti. Un libro da regalarsi e regalare, naturalmente, in ogni momento dell’anno.

Lui viene da me nel cuore della notte; apre la porta lento, guardingo e silenzioso. I capelli neri sono arruffati, i lineamenti pieni e perfetti. Posa il candeliere che ha in mano. “Lenka” sussurra “dormi”?
Mi puntello su un gomito. La stanza è avvolta nell’oscurità; un guizzo di candela, un raggio di luna. Lui mi scosta il lenzuolo e io mi accoccolo sulle ginocchia.
Gli cingo il collo con le braccia; lui mi sfiora a camicia da notte, il polpastrello come un fiammifero. Così ti fa sentire il bacio dell’uomo che ami? Fuoco e fiamme, colore di porpora, indaco, rosso bluastro come il sangue nelle vene prima che incontri l’aria.

Autore: Halyson Richman
Titolo: Un giorno solo, tutta la vita
Traduzione di Isabella Zani
Editore: Piemme
Anno: 2012
Pagine: 350
Prezzo: € 18,00
ISBN 978-88-566-2236-2

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