Domani in libreria “Tanto tu torni sempre”, storia di Ines Figini, sopravvissuta ad Auschwitz

di Valentina Cervelli Commenta

giornata della memoriaArriva in  libreria “Tanto tu torni sempre. Ines Figini, la vita oltre il lager”, di Giovanna Caldara e Mauro Colombo. A quasi settanta anni dalla liberazione di Auschwitz e dalla fine della guerra c’è il rischio che il capitolo Olocausto possa essere oscurato da un sempre più forte negazionismo coperto da relativismo. E’ quindi un bene che, dopo tanto tempo, nuove storie vengano alla luce.Il libro, edito dalla Melampo, è la storia di Ines Figini, ragazza deportata in Germania all’età di appena ventuno anni. 

La giovane non fu deportata perché ebrea, antifascista o partigiana, ma perché si era schierata a favore di alcuni colleghi di lavoro nel corso di uno sciopero.  E si avvicinò a quella che si è poi rivelata l’esperienza più atroce della sua vita incosciamente, non sapendo cosa l’avrebbe poi aspettata.  Finì dapprima a Mautahusen, dove rimase una settimana in compagnia di altre donne arrestate insieme a lei. E poi deportata ad Auschwitz.

Una volta giunta a Birkenau, visse in tutto e per tutto l’esperienza del lager in ogni suo aspetto. Riuscì a tornare in Italia solo dopo un anno e mezzo di ricovero presso una struttura ospedaliera. Sebbene in rete non sia difficile trovare le testimonianze rilasciate dalla donna nel corso degli anni attraverso interviste e report di viaggi ad Auschwitz anche in compagnia di studenti,  Ines ha aspettato molti anni prima di raccontare la sua esperienza per filo e per segno, giungendo alla veneranda età di 90 anni.

Il titolo del suo libro è una frase che la madre le diceva sempre quando lei usciva di casa. Ed ha rappresentato per lei un forte stimolo a tenere duro ed a fare di tutto per sopravvivere alla barbarie nazista. Un racconto crudo e doloroso, ma che racconta una importante verità di questa donna: la sua capacità di perdonare i suoi aguzzini e la gioia per essere sopravvissuta ad un tale periodo di privazioni e dolori. E che segna appieno la necessità, soprattutto in occasione della Giornata della Memoria, di non dimenticare mai fino a quale punta di malvagità l’animo umano possa giungere nei confronti dei suoi simili.

Fonte immagine: web

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