Il giorno della memoria per una lettrice

di Barbara Commenta

Stamattina ho trovato nella posta la newsletter della Biblioteca Civica della mia città: contiene un pdf con una consistente bibliografia sulla Giornata della memoria. I testi spaziano da saggi importanti come quello di Hanna Arendt, La banalità del male a racconti a romanzi, di cui diversi dedicati ai più piccoli, alla famosissima graphic novel Maus di Art Spiegelmann.

Qualche giorno fa, ho recensito un bellissimo libro che si intitola Bruno, il bambino che imparò a volare: racconta la storia vera di un artista, Bruno Schulz, ucciso dai tedeschi (volendo potete leggere un interessante articolo di Gad Lerner in proposito). Oggi ho ripensato anche alle tante letture fatte in questi anni e alla personalissima conclusione cui sono giunta.

Fare memoria è doveroso, perché c’è sempre qualcuno che tenta di negare che ci sia stato realmente l’Olocausto e man mano che il tempo passa i testimoni diretti di quello che accadde stanno scomparendo. Accanto alla memoria, però, è necessario che cresca una cultura diversa, che cambino le prospettive future.

Negli anni, pensare a questo giorno mi ha insegnato che le celebrazioni non servono se nei restanti trecentosessantaquattro giorni, e sono tanti, non cambia il nostro modo di vivere e, visto che siamo lettori, di leggere.

Avere prospettive diverse, leggere autori sconosciuti, di terre lontane o vicini ma di mentalità completamente diversa dalla nostra, cercare di conoscere anche la cultura ebraica perché l’ebraismo non sia un concetto astratto o un dato della storia.

Diventa importante anche leggere i testi più odiosi, quelli che ci fanno capire come nasce un certo modo di pensare, come si passa da una teoria folle a tante piccole azioni di tanti individui normali che determinano lo sterminio dei vicini di casa con cui fino ad un momento prima si davano una mano.

Il male è banale sostiene Hanna Arendt. Per rendere meno banale la nostra vita e le nostre scelte cerchiamo dunque di essere coraggiosi anche quando scegliamo un libro. Perché un libro, a volte, può davvero salvare una vita (anche quella di un possibile e banale oppressore).

Photo Credits | monkeywing su Flickr

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