Esce “Riders on the storm”, la vita di Jim Morrison dall’interno della band

di Valentina Cervelli Commenta

Jim Morrison: una leggenda. Ma soprattutto una persona che state in grado di dare atto ogni singolo essere vivente che ha conosciuto una diversa impressione. Per alcuni era un mito, per altri un cattivo esempio. Oggi John Densmore ci offre un ritratto inedito del cantante: quello visto da colui che per sei anni è stato il batterista dei Doors.

Esce infatti ora “Riders on the storm, la mia vita con Jim Morrison”, un libro già pubblicato con molto successo negli Stati Uniti, la cui traduzione italiana è stata affidata a Seba Pezzani. Da molti viene definita come una biografia “rock”, vista attraverso il punto di vista più interno possibile, ovvero quello di uno dei componenti della band. Il libro nei negozi il prossimo 29 giugno edito da arcana, giunge nel nostro paese nel 40º anniversario della morte del cantante.

Particolare come lo stesso autore definisce la sua opera:

Si direbbe che chiunque abbia incontrato Jim Morrison si sia portato con sè un’impressione diversa: un gentiluomo del Sud, uno stronzo, un poeta, un bruto, un ammaliatore. Ho vissuto con Jim per sei anni in tournee e in sala di registrazione. Questo libro è la mia verità. Forse non tutta la verità, ma è come l’ho vista io. Dal seggiolino della batteria.

Il libro di memorie spazia sostanzialmente tra i ricordi che il batterista ha del suo gruppo, fin dal primo incontro con Jim Morrison e agli altri componenti della band. Ecco le prime impressioni che Densmore ha avuto del cantante:

Era titubante, non guardava nessuno negli occhi ma aveva un timbro imbronciato come se stesse cercando di sembrare surreale. Non riuscivo a smettere di guardarlo. La sua timidezza mi affascinava.

Ma la cosa più bella per il batterista era il rapporto creato si con il chitarrista Ray Manzarek: entrambi avevano capito che se volevano sballarsi veramente  dovevano stare lontani dalle droghe è lasciarsi andare alla musica.

Eravamo anime gemelle, gente impasticcata che era alla ricerca di un altro tipo di sballo. Sapevamo che, se avessimo continuato con le droghe, ci saremmo bruciati, per cui lo cercammo nella musica.

È proprio nel differente tipo di sballo e modo di portare avanti l’avrei presenza nella band che si evince come quello degli altri componenti tentavano di raggiungere, ovvero successo una certa stabilità, era completamente differente dalla voglia di annullarsi tormentata che Jim Morrison ha sempre provato.

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