E’ difficile parlare di sé, un’intervista a Natalia Ginzburg

di isayblog4 Commenta

Marino Sinibaldi, giornalista, ideatore e storico conduttore della trasmissione radiofonica Fahreneit, in onda ancora oggi su Rai Radio tre, intervistò Natalia Ginzburg nella primavera del 1990, circa un anno e mezzo prima che la scrittrice morisse.

L’intervista e gli interventi della Ginzburg registrati nelle quattro puntate della trasmissione radiofonica Antologia, sono stati poi trascritti e riproposti da Einaudi nel volume E’ difficile parlare di sé, che vede una l’autrice in copertina in una posa curiosa, mentre scruta l’osservatore, come a volerlo ammonire sui risultati dell’incontro.

Il volume è stato curato anche da Cesare Garboli, amico intimo della scrittrice, e da Lisa Ginzburg, sua nipote. Nel riproporre l’intervista, i curatori hanno deciso di tagliare o semplificare soltanto le domande e gli interventi dei giornalisti e di lasciare invece inalterate le risposte di Natalia Ginzburg, anche quando contenevano inesattezze o quando l’intervistata faceva confusione con le date.

La Ginzburg, per rinfrescarci la memoria, è nota forse principalmente per Lessico famigliare del 1963, Ti ho sposato per allegria, Mai devi domandarmi, ed è uno dei massimi autori del novecento italiano. Le sue opere sono state raccolte dalla Mondadori nella collana I meridiani, in due volumi curati da Cesare Garboli.

Ora, non sempre vale la pena leggere libri che ci fanno comprendere che tipo di persone sono gli scrittori che abbiamo amato o ammirato. A volte rischiamo cocenti delusioni, perché scopriamo che autori raffinati e anche colmi di elevati sentimenti e pensieri, sono invece persone poco simpatiche, a volte addirittura meschine.

Non è il caso di questa lunghissima intervista alla Ginzburg, in cui si parla del suo lavoro, della sua vita privata, della casa editrice Einaudi che suo marito leone Ginzburg, letterato antifascista morto in carcere, contribuì a fondare, delle sue opere e dei temi contenuti nelle sue opere. Lo fa con un tono asciutto, a volte sospeso, che lascia intuire anche nelle pause molto del carattere della scrittrice.

Vi lascio con una citazione, in attesa, naturalmente dei vostri commenti:

Le parole impegno e disimpegno c’erano continuamente, circolavano continuamente nell’immediato dopoguerra. Io a un certo momento ho pensato che volevo il disimpegno…non che lo volevo, ma che era assolutamente necessario, indispensabile per un romanziere. Che un romanziere non doveva porsi il dovere di cercare di portare dei miglioramenti alla società, ma invece semplicemente scrivere meglio possibile i suoi romanzi. E di questo sono sicura.

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