Il buco nel rumore, di Patrick Ness: recensione

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Un libro dal titolo evocativo, azzeccato. Non si può rimanere lontani da un titolo del genere se si ha sviluppato un minimo di passione per i libri di fantascienza o si ha un animo spiccatamente romantico, come nel caso di chi vi scrive. Ma lasciatemelo dire, è stata una faticaccia davvero. Parlo de “Il buco nel rumore” di Patrick Ness.

Il buco nel rumore è uno di quei libri che languivano nella mia libreria da un bel po’. E che ha necessitato di tanta forza di volontà da parte mia per concludere la lettura. Intendiamoci, la storia è bella, senza dubbio. E’ come è scritta che risulta pesante. Anche se è giusto che in qualche modo sia così, fa tutto parte del pacchetto.  Diversi caratteri per diversi pensieri. Se non vi è capitato di leggere mai il frontespizio di quest’opera, il romanzo parla di un ragazzo, che vive in una cittadina nella quale tutti riescono a leggere il pensiero di tutti. In un mondo nuovo, in un luogo dove vivono solo gli uomini e le donne sono morte a causa di un virus. Lo stesso io narrante del protagonista, Todd, per quanto interessante, è un continuo flusso di coscienza che da un lato ti spinge ad andare avanti nella lettura per placare la sete di sapere e comprendere come andrà a finire, dall’altro però ti fa venire il mal di testa.

Insomma, sebbene la storia mi sia piaciuta, mi viene un po’ da lamentarmi e spero possiate giustificare questo mio comportamento. Si tratta di un buon libro, lo ripeto, adatto non solo alla categoria dei ragazzi nella quale è stato presentato alla sua uscita, ma non è nemmeno facile da gestire, almeno a mio parere. Non so se lo consiglierei: in me ha creato una duale sensazione. Bello ma difficile. L’intreccio merita. Quindi, a voi la scelta senza alcuna indicazione. Sapete però a cosa state andando incontro.

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