Adriana Zarri, nell’anniversario della morte

di Barbara Commenta

Un eremo non è un guscio di lumaca, di Adriana Zarri, è ancora sul mio comodino. E’ passato un anno dalla morte della teologa, filosofa, scrittrice più originale degli ultimi anni. La Zarri era quel che si dice un personaggio. Al pari di Alda Merini, apparentemente tanto diversa da lei.

Ad un anno dalla sua scomparsa mi ritrovo a sfogliare un curioso, per me, libretto: La gatta Arcibalda e altre storie. Il libro raccoglie le riflessioni scritte dalla Zarri in merito alla natura, alla caccia, all’amore per gli animali, al vegetarianesimo.

La gatta Arcibalda, che da il titolo al libro, la potete vedere nel video: è tutta nera ad eccezione di una macchia bianca che ha sulla gola. Questa macchia, racconta la scrittrice, veniva chiamata macchia della Madonna, perché salvava i gatti neri che la possedevano dall’essere maltrattati e uccisi (per inciso, ieri era la giornata nazionale del gatto nero).

In molti passaggi la teologa si esprime con decisione contro i maltrattamenti agli animali, contro la caccia, contro la sperimentazione. Si chiede perché non venga considerata la possibilità, per lei più che concreta, una certezza, che la vita dei nostri amici animali prosegua anche dopo la morte, come la nostra. Mi stupisce che non sia diventata un punto di riferimento per gli animalisti, ma forse non è accaduto proprio perché questi saggi non sono conosciuti come meritano.

Negli incontri che si talvolta si tengono a casa mia, durante le relazioni, i gatti hanno libero accesso, saltano sul tavolo del relatore, passeggiano su tutte le ginocchia, accolti con grande simpatia. E penso a certi convegni paludati dove una simile presenza sarebbe una sorta di sacrilegio; eppure, paradossalmente, una bestia umanizza l’ambiente perché ci riconduce ad una vita più naturale e calda, fatta non soltanto di testa. Ricordo che un giorno, durante una riunione di preghiera, si era determinato un clima di grande intensità. Una micia mi saltò in grembo e, con una zampina, mi fece, sulla guancia, una <>.

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