Meglio il libro: Cime tempestose di Emily Brontë

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Cime tempestose, Wuthering Heights, è il romanzo che rese famosa Emily Brontë, sorella dell’altrettanto dotata Charlotte, autrice di Jane Eyre. Da quando ero bambina ho sentito prendere in giro Catherine che urla il nome del suo amato Heathcliff nella brughiera (non siamo dei sentimentali in famiglia). Nonostante ciò il romanzo e uno dei film che ne sono stati tratti mi hanno regalato delle grandi suggestioni quando ero ragazzina.

La brughiera, l’erica, l’amore tormentato, il mistero. Mistero che se solitamente trova una spiegazione plausibile resta in questa storia quasi sospeso: il piccolo Heathcliff viene adottato dal padre di Catherine. Fisicamente è molto diverso da tutti loro, scuro di pelle, di occhi, di anima. Fino alla fine la storia delle sue origini non verrà svelata mai seriamente.

Catherine e Heathcliff si ameranno e odieranno da subito, suscitando le ire e le invidie di quanti sono loro vicini. Questo amore, se vogliamo, non è mai però abbastanza forte da consentire ai due di superare se stessi per andare l’uno incontro all’altro. Certo sto semplificando.

Cime tempestose è invece un romanzo molto articolato, a volte contraddittorio, come dicevamo a proposito della biografia delle tre sorelle Brontë a cura di Mary Sinclair.

Non racconta infatti solo la storia di Catherine e Heathcliff e del loro tormentato e negativo amore, ma anche quella delle loro famiglie e delle famiglie che li circondano e insieme alle storie racconta un’atmosfera, un umore generale che sembra nascere dalla brughiera stessa.

Anche di questo romanzo esistono diverse trasposizioni. La prima, del 1939, che rese famoso Laurence Olivier, è certamente la meno completa, i tagli alla trama sono stati drastici e si propone quindi come una sorta di Bignami di tutta la storia. Versioni successive, come quella cinematografica del 1992 con Juliette Binoche and Ralph Fiennes e quella televisiva del 2004 con Alessio Boni hanno invece cercato di recuperare il respiro del romanzo.

Io però, pur continuando a preferirle il romanzo, resto assolutamente innamorata della prima versione con Laurence Olivier. Alessio Boni infatti, ha un viso espressivo, ma lo preferisco in Tutti pazzi per amore; Ralph Fiennes è davvero un grande attore (mi piace anche quando interpreta Voldemort) ma come Boni sembra non riuscire a far emergere il lato oscuro di Heathcliff.

Sarà per via degli occhi chiari. Non è una battuta. Il personaggio è scuro nell’animo e fuori e lo sguardo di Olivier è di una espressività e profondità inarrivabili. In questo caso, in pratica, l’imperfezione ha la meglio sulla cura dei dettagli. Voi lettrici e lettori cosa ne pensate?

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