Tinte forti per Daccapo, il nuovo libro di Dario Franceschini

di Valentina Cervelli Commenta

Dario Franceschini punta ad essere ricordato dai posteri anche per la sua composizione letteraria. Non è la prima volta che un rappresentante politico si esprime attraverso la letteratura. Il primo nome di successo in campo letterario che ci viene in mente è Walter Veltroni, ma anche Silvio Berlusconi ha recentemente pubblicato un libro.

Nessuno di loro però aveva mai puntato su una prosa di tipo erotico, come sembra avere fatto in parte Franceschini con Daccapo, libro uscito lo scorso 4 maggio ed edito da Bompiani.

Si tratta del quinto libro per il politico, in una composizione totale che varia dalla narrativa all’analisi politica. Il suo primo libro , “Nelle vene quell’acqua d’argento” è stato pubblicato in Francia anche dalla Gallimard. Non parliamo di una casa editrice indipendente ma della famosa, inossidabile che pubblicò anche un mostro sacro come Proust.

Quello che colpisce, semplicemente leggendo la presentaziuone del libro e qualche scorcio della trama, è il contrasto molto forte che si ha tra l’immagine dell’uomo politico e la capacità che ha di raccontare un mondo che sembra essere anni luce dallo scrittore.  Ve ne facciamo un esempio, dandovi qualche accenno della trama.

Portagonista un notaio che in punto di morte vuole liberarsi la coscienza dalle malefatte anellate in vita. Una vita “spudorata”  che tra le altre cose lo ha visto lasciarsi andare all’amore libertino con 52 prostute, mettendole incinte per  spargere nel mondo altrettanti figli. Compito del figlio del notaio in questione ( notaio anch’egli, n.d.r.) ritrovare i figli e le madri: i nomi, in ordine certosino, sono stati raccolti dal padre, con tanto di data di “inseminazione”.

Si presenta come un libro mai noioso e soprattutto caratterizzato da diversi colpi di scena. Nessuno pensi che sia stata la politica attuale a dare ispirazione all’autore. Il libro, raccontano le cronache, era giù pronto nel 2008. Niente di pornografico, ma sensualità sì, a bizzeffe. Una curiosità? Le prime dieci copie del libro di Dario Franceschini sono state rubate ancor prima della messa in vendita.

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