Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori, la recensione

di Giada Aramu Commenta

Sono molti i protagonisti di “Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori” e tutti i nomi che compaiono tra le pagine del libro hanno un solo elemento in comune: il precariato, una situazione che accomuna oggi moltissimi giovani e meno giovani del panorama lavorativo italiano. Ogni voce all’interno del libro narra la propria posizione denunciando la situazione di incertezza e insoddisfazione nella quale tutti, a loro malgrado, sono costretti a vivere. Stipendi inadeguati, giorni di ferie mai retribuiti e giorni di malattia negati: condizioni dure da dover sopportare quando si ha un mutuo da pagare, un figlio da crescere o semplicemente la comprensibile urgenza di volersi staccare dal grembo materno e percorrere, finalmente, la propria strada. Avere tra le mani “Sono come tu mi vuoi. Storie di lavori”, magistralmente scritto dalla mano di ben diciotto scrittori, è come tenere per mano le voci che si nascondo dietro alle parole della narrazione, è come osservare i giovani disoccupati del nostro paese e, di riflesso, anche un po’ stessi.

Tutti immersi nello stesso pantano scivoloso e profondo pronto ad inghiottire le speranze di una generazione dal futuro difficile. Una storia che i giovani dovrebbero regalare ai loro coetanei per sentirsi meno soli e che, al tempo stesso, dovrebbero offrire anche agli adulti per far capire alla società il peso di una nebbia densa che lascia poco spazio all’immaginazione di ciò che si apre davanti ai nostri occhi, un misterioso ambiente che porta il nome di “FUTURO”.

“Sono come tu mi vuoi”, come si dirà nell’introduzione scritta da Carola Susani, “si scopre manifesto. Il manifesto di una generazione incapace di manifesti, che non sa neanche alzare la voce perché teme il ridicolo, che già si aspetta i colpi dall’inizio e rifiuta perciò di darsi peso. […] Si scopre manifesto perché non può fare a meno di evocare in controluce una vita in cui si può sperare, non può fare a meno di riconoscere, quasi con imbarazzo, epica, dignità, peso”.

[Photo Credits libreriauniversitaria]

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