Serenata senza nome di Maurizio De Giovanni, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Per essere una che inizialmente non leggeva gialli, devo ammettere che tra Andrea Camilleri e Maurizio De Giovanni ora la situazione è decisamente cambiata.  E “Serenata senza nome – Notturno per il commissario Ricciardi“, ha contribuito a questo cambiamento.

L’ultimo romanzo di Maurizio De Giovanni, nel bene e nel male è qualcosa al quale l’autore ha abituato i suoi lettori e che non dispiace ritrovare avventura dopo avventura, anche se si è alla sua prima lettura. Il suo commissario Ricciardi è particolarmente umano con i suoi pregi ed i suoi difetti e la caratterizzazione è buona.  Quale è l’elemento che spicca in particolare in questo libro, dove un pugile emigrato tanti anni prima e tornato in Italia a causa della morte di un suo avversario durante il match rischia di essere coinvolto nella “vedovanza” del suo primo e unico amore? Per assurdo non le relazioni interpersonali dei protagonisti, ma il tema dell'”emigrazione” che forse mai come in questi tempi ha bisogno di essere visto e studiato in maniera corretta.

Le capacità del Commissario e la sua vita privata lo mettono nonostante tutto e comunque al centro dell’attenzione anche in questo libro ed il lettore può trovare particolarmente piacevole la commistione dell’intreccio. In fin di dei conti è proprio questo mix particolare di storie che fa dei libri di Maurizio Di Giovanni un successo e “”Serenata senza nome – Notturno per il commissario Ricciardi” non manca di soddisfare da questo punto di vista.  E’ un libro che merita di essere letto, sia da chi non conosce l’autore, sia da chi ama i gialli nella loro semplicità. E’ uno degli scrittori che danno più soddisfazione al momento.

 

 

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