Recensione de “L’ipotesi del male” di Donato Carrisi

di Valentina Cervelli Commenta

Con “L’ipotesi del male” di Donato Carrisi ho avuto una conferma molto importante. Non vi è migliore momento dell’estate per leggere thriller o gialli. Non sono mai stata una fan sfegatata di questi generi, tutt’altro. Ma la stagione calda mi sta aiutando davvero ad apprezzarli e questo libro, in tutta onestà, vale davvero.

Anche in questo caso, a parimerito con I bastardi di Pizzofalcone di Maurizio De Giovanni, in buona parte anche per lo stile con il quale è stato scritto. Capitoli brevi, prosa decisamente diretta e semplice. Come farne a meno? Chi segue le mie recensioni sa che possono essere davvero cattive e influenzate in maniera drastica dalla tipologia di scrittura scelta dall’autore.  E questo in qualche modo ci ripaga anche dal fatto di comprendere abbastanza velocemente dove il libro vada a parare. I personaggi sono ben caratterizzati e ci consentono di “esplorare” nel loro buio. Leggendo il libro capirete perché Donato Carrisi abbia deciso di chiamarlo “L’ipotesi del male”.  Altra peculiarità da non sottovalutare all’interno di quest’opera è l’utilizzo fatto dell’elemento soprannaturale.

Devo dirvi che mi è piaciuto? Si, lo ha fatto. E per onestà intellettuale devo dirvi che non me l’aspettavo. Non ho ancora letto l’avventura precedente della poliziotta Mila Vasquez, ma senza dubbio coglierò la possibilità in tempo relativamente breve. E’ un volume questo, va sottolineato, che può essere letto senza aver letto “Il suggeritore”, tra l’altro Premio Bancarella 2009.  La lotta infinita tra bene e male ha tantissime sfumature e se posso consigliarvi in tal senso è proprio su quelle che dovete basarvi quando leggerete “L’ipotesi del male”. perché la si può chiamare etica, o lo si può definire eterno conflitto, ma non tutto è bianco o nero in questa vita, ed ancor di più questo è valido quando si parla in qualche modo di sopravvivenza. E’ un libro perfetto da leggere in spiaggia, sotto l’ombrellone.

 

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