Scrittura e saghe letterarie: funzionano sempre?

di Valentina Cervelli Commenta

La letteratura contemporanea degli ultimi trenta anni si può dire quasi abbia vissuto di saghe di ogni tipologia e genere. A livello commerciale si tratta di una mano santa per gli editori, che attraverso un successo più o meno accentuato delle stesse hanno modo di fidelizzare una buona fetta di lettori. Per gli scrittori significa comunque attirare a sé in modo più o meno costante un numero di supporter adeguato a garantire una sopravvivenza lavorativa. Ma le saghe funzionano sempre? Gli autori sono in grado di gestirle?

Se si pensa al corrispettivo cinematografico ed a due nomi a caso, Harry Potter e Twilight, la risposta è ovviamente affermativa. Parliamo di libri che si continuano a vendere come il pane, nonostante la fine dei clamori e delle luci della ribalta. Il discorso differente, nonostante la grandiosità della scrittrice, se parliamo di Anne Rice.  Chi vi scrive, lo dice onestamente, per forse più di 15 anni non si è mai mossa dal primo libro della saga, “Intervista con il vampiro“. Ultimamente grazie al Kindle ed alla possibilità di acquistare libri a prezzo contenuto, ho fatto la pazzia e ho fatto mia l’intera saga. Come ho potuto recensirvi ho trovato decisamente bello anche se con qualche difetto “Scelti dalla tenebre“, migliore del primo forse, e sono passata a “La regina dei dannati“, il terzo episodio.

Sono appena alle prime cinquanta pagine e devo dire di aver capito all’istante perchè La saga dei vampiri di Anne Rice non è divenuta un “best seller cinematografico”.  Si deve essere in grado di portare avanti una saga. Apportando cambiamenti graduali, se si vuole, sia al linguaggio che allo schema stesso. Perchè altrimenti, a meno che il lettore non venga folgorato dallo stile e dalla storia… il risultato che si ottiene è semplicemente quello di allontanarlo inesorabilmente.

Non è possibile stravolgere una struttura portante. E’ come se si prendessero a martellate le fondamenta. Il bello delle serie letterarie è che sono in grado di farti “sentire a casa”. Se il filo conduttore si spezza, il risultato ne risente. Inesorabilmente.

 

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