Scozia, boicottaggio libri israeliani. Ma perchè?

di Valentina Cervelli 1

Il boicottaggio di uno stato nei confronti di un altro è sempre una cosa spiacevole da vedere. Ancor peggio se tutto ciò accade inserendo in un contesto del genere la letteratura ed i libri.  L’ennesimo episodio in tal senso si è avuto recentemente in Scozia, dove nel Dunbartonshire è partito un vero e proprio boicottaggio dei libri israeliani.

Ancora una volta il tutto è ovviamente legato alla attuale situazione israelo-palestinese.

Da questo punto di vista nemmeno l’Italia è nel giusto. Si adoperò in tal senso presso il Salone del libro di Torino del 2008. Una sorta di embargo, di boicottaggio della cultura che,  a parere di chi scrive, non fa altro che impoverire coloro che lo mettono in atto. Facciamo qualche salto indietro nella storia. Qualcuno di voi ricorda i roghi nazisti di libri? In un colpo solo si è tentato di annullare anni di beni letterari comuni.

E quando parte un boicottaggio come quello scozzese, dove i cittadini vengono apertamente invitati a non acquistare ed i commercianti a non vendere libri di autori israeliani, viene spontaneo chiedersi se effettivamente la storia abbia insegnato qualcosa all’umanità. Se come sempre non è in grado l’essere umano di saper gestire e giudicare una situazione nella sua interezza e soprattutto di non confondere “capra e cavoli”.

Perché la politica deve trovarsi ad avere un ruolo nella voglia di “ignoranza” delle persone? Boicottare i libri di scrittori premi nobel come Shmuel Yosef Agnon,  ed Amos Oz, David Grossmann, non fanno male allo stato di Israele come entità, ma  ad ogni scozzese come persona.  Perché confondere la cultura ed i libri con la politica? Soprattutto ci si chiede: perché indugiare in pratiche come l’antisemitismo? Perchè alla fine è sempre lì che si giunge. Non ho mai visto in tutta la mia vita un boicottaggio di opere di cattolici contro le barbarie che alcuni stati di tale religione hanno perpetrato in passato, né nei confronti di autori mussulmani.

Potrebbe essere una mia pecca. Ma lungi da incitare tali pratiche: mettere un bavaglio alla cultura è un danno atroce, per chiunque lo faccia nei confronti di chiunque.

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