La cappella di famiglia, di Andrea Camilleri: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Leggendo “La cappella di famiglia” di Andrea Camilleri non stupisce che questa raccolta di storie sia in vetta alle classifiche dei libri più venduti. L’autore siciliano ha provato più volte il suo talento nel raccontare e la sua bravura nel coinvolgere il lettore.

Vigata poi è un paesino al quale il fan medio di Andrea Camilleri è decisamente legato. Di tutto accade tra le sue viuzze: crimini, pazzie, storie d’amore spettacolari e stupidaggini di ogni sorta. E’ per questo che leggere le storie che la riguardano, e le loro mille sfaccettature, è un piacere al quale non si riesce a fare a meno se si è degli estimatori dello scrittore. I tempi raccontati da “La cappella di famiglia” vanno dal 1862 al 1950, attraversando ovviamente anche il periodo del fascismo e della guerra con tutte le problematiche annesse.

Il cimitero diventa in qualche modo il punto fermo di tutta una serie di eventi che sono l’uno la conseguenza dell’altro. E quasi mai savie tra l’altro. Il fatto di aver fatto del camposanto un simbolo del genere è una delle cose più interessanti degli intrecci presentati. Quasi poetico nel suo essere così semplice ma così realistico. Perché la storia nata al cimitero quasi suona come un classico. Non solo della letteratura ma della vita stessa.

Le otto storie sono in qualche modo collegate tra loro e l’atteggiamento del lettore è quello che ne fa la fortuna. Se si ha la capacità di coglierne l’umorismo. Andrea Camilleri e la sua penna non deludono ancora una volta.

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