Rose Madder, di Stephen King: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Tra le opere di Stephen King, Rose Madder rientra senza dubbio tra quelle che ho amato di più. Non solo perché ad essere protagonista è una donna reale, semplice, e prigioniera di problemi più grandi di lei e quindi in grado di scatenare immediatamente compassione partecipazione, ma perché questo volume è caratterizzato da un particolare ritmo di narrazione che l’accompagna dalla prima all’ultima pagina. Senza alcuna interruzione.

Idealmente lo colloco insieme a “Il talismano” e “La casa del buio” in un contesto a parte, in quei libri di Stephen King più metafisici che altro, in grado di fare penetrare per qualche momento il lettore nella testa dello scrittore. Non in linea generale, ma nei meccanismi stessi della scrittura. È la scelta del “gemellari” che poi verrà ripresa anche nella Torre nera, a farla da padrone in questi racconti. E sono delle storie come questa, dove l’impossibile attinge in maniera così forte alla realtà, che la bravura di questo scrittore (a mio parere) trova maggiore sfogo.

A livello tecnico si tratta di un libro che basa molto della sua storia su collegamenti che è possibile fare con la mitologia greca, ed in particolare in questo caso con la storia di Erinni ed il mito del minotauro. Contemporaneamente, per quanto assurdo possa sembrare, Rose Madder, potrebbe essere utilizzato come stimolo alle donne maltrattate e staccarsi da loro “torturatore”. E’ proprio di questo infatti che la storia parla.

Della storia di una donna, Rose Madder che un giorno, dopo l’ennesima percossa subita, prende coscienza di sé grazie una piccola macchiolina di sangue e decide di fuggire per rifarsi una nuova vita. Grazie all’aiuto di un gruppo di sostegno specializzato nel contrastare il maltrattamento delle donne,  Rose riesce a ricostruirsi una vita ed a trovare un uomo che l’ami incondizionatamente, fino a rifarsi vivo del suo ex marito. Ad aiutarla a risolvere definitivamente il problema ci penserà un quadro davvero speciale, una porta verso un altro mondo dove una entità che le somiglia (forse l’incarnazione stessa della sua rabbia,n.d.r) farà modo tale che il marito picchiatore non torni più a disturbarla.

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