In ricordo di Ray Bradbury

di Valentina Cervelli Commenta

 Si dice sempre che la morte di un “nemico” debba essere celebrata al pari di quella di un amico. Ray Bradbury era un grandissimo scrittore e commediografo, che nella notte tra il 5 ed il 6 giugno ci ha lasciati, alla veneranda età di 91 anni. Un indimenticabile autore. Un “nemico” dell’ebook più che altro, che a me piaceva chiamare in causa perennemente sulla materia.

D’altronde non è una novità che solo recentemente avesse dato il via libera alla pubblicazione elettronica del suo capolavoro “Fahrenheit 451” e che abbia volutamente richiesto che il suo costo fosse pari a quello dell’edizione cartacea. Una presa di posizione alquanto dura, e poco osteggiata. Perché in fin dei conti ci si può scherzare sopra, ma ai grandi come lui, si concedono le peggiori stranezze possibili. E quella di osteggiare l’ebook, rientra di certo tra le più perdonabili.

Un ritratto sentito e conciso lo regala il nipote, Danny Karepetian, nella dichiarazione con la quale ha confermato la morte dello scrittore:

La sua eredità vivrà in una monumentale quantità di libri, film, programmi televisivi e testi teatrali, ma soprattutto nelle menti e nei cuori di chiunque legga le suo opere, perché leggerle è come conoscerlo. Era il più grande bambino che io abbia mai conosciuto.

Ray Bradbury è stato uno dei capisaldi della fantascienza del novecento. Iniziò da ragazzo a scrivere racconti pubblicati fin da subito nelle riviste del settore dell’epoca.  Una passione quella della scrittura alternatasi spesso con quella per il cinema. Fu sua, ad esempio, la sceneggiatura di “Moby Dick”di John Huston.

E sebbene la raccolta delle sue “Cronache marziane” nel 1950 ne convalida il successo internazionale, è a “Fahrenheit 451” che è legata la sua fama.  Il romanzo che racconta un mondo senza libri. E che forse involontariamente giustifica la passione per il cartaceo dello scrittore.

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