Phobia di Wulf Dorn, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Tanto perchè si avvicinava il Natale e c’era bisogno di angosciarsi un po’ con della paura, ho deciso che potevo dare spazio a “Phobia” di Wulf Dorn. Sono ancora insicura sul vero effetto che mi abbia fatto leggere questo libro.

Senza nulla togliere a “Phobia” e a Wulf Dorn, ed rendendomi conto che a farci paura dovrebbe essere la paura stessa, va detto che il mio carattere emozionale ed un tantino istintivo già mi stava portando a voler abbandonare il libro o comunque a sfogliarlo con poca attenzione per via di un inizio un po’ ritrito. La pazienza posta in qualche modo ha ripagato con un miglioramento sostanziale per ciò che concerneva la mia attenzione. Sebbene poi nel finale la rabbia sia un tantino ritornata per via di un finale che un pizzico di astio per lo scrittore lo procura con molta facilità.

A livello di stile devo dire però di averlo trovato ineccepibile. L’intreccio è particolare e la storia non lineare nello svolgimento, ed il fatto che sia Wulf Dorn riuscito a portalo avanti senza pecche stilistiche, almeno per ciò che mi concerne, ha reso possibile per me apprezzare almeno in parte il libro e concludere la lettura. Quindi in questo momento mi trovo dilaniata dal dilemma: consigliare o meno questo romanzo? Se siete pazienti, avete via libera, sarete in grado di avere a che fare. Se avete problemi a gestire rabbia e nervi, pensateci un attimo. O per lo meno, partite dal presupposto che si tratta di un libro particolare e come tale gestitelo.

 

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