My policeman di Bethan Roberts, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

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My policeman di Bethan Roberts è una bellissima storia d’amore. Un romanzo che vale la pena leggere soprattutto per comprendere come anche uno stato ora molto libero come l’Inghilterra abbia vissuto un periodo davvero nero. Soprattutto per ciò che concerne la comunità LGBTQ.

My policeman una storia da leggere assolutamente

My policeman di Bethan Roberts è la storia di tre persone essenzialmente distrutte dalla propria vita per via di una legge bigotta e di sbagliate decisioni prese. L’autrice è riuscita, sfruttando il modello epistolare, a creare un racconto che non risente dei tanti flashback di cui vive questa storia. Essa infatti è narrata principalmente da Marion, amica d’infanzia e successivamente moglie di Tom. Questo accade quando a sessant’anni dai principali eventi la stessa decide di prendersi cura di Patrick, il grande amore della vita di suo marito.

È lei a raccontare attraverso i suoi ricordi e i diari di Patrick la grande storia di amore di My policeman. E una delle parti più interessante di questo racconto è che è molto facile sentire le atmosfere che vengono raccontate e sentimenti che vengono “bruciati” da tutti e tre i protagonisti. Particolare attenzione è stata fatta da Bethan Roberts nel caratterizzare i suoi personaggi sia in giovane età che nell’età matura. Ed è facile cogliere la disperazione, soprattutto in quest’ultima parte, di Tom, Marion e Patrick.

Personaggi caratterizzati in modo egregio

L’impressione che si ha è ovviamente quella che la donna voglia in qualche modo espiare il peccato di aver diviso Tom e Patrick intorno alla fine degli anni 50. Sebbene vada sottolineato che abbia pagato la sua scelta da quel giorno in poi, con l’indifferenza pressoché totale del marito. Il personaggio di Tom, pur non avendo un suo punto di vista narrante, emerge senza problemi dalle parole del libro.

E per quanto avremmo voluto avesse preso scelte differenti, quella che è la sua spiccata indifferenza giunto alla maturità viene percepita come quello che realmente è. Ovvero la paura di soffrire ancora di più per la stessa persona, dopo averlo fatto per 40 anni senza interruzione. Periodo nel quale molto probabilmente non è riuscito a scendere a patti nemmeno con la paura di affrontare se stesso.

Il finale del libro è un po’ agrodolce, ma è forse quello più adatto a lasciare a chiunque la libertà di immaginare la fine come vuole.  Bethan Roberts con My policeman senza dubbio riesce a tratteggiare senza sbagliare l’ambiente bigotto e assurdo dell’Inghilterra degli anni 50, dove le relazioni omosessuali venivano perseguite. Ma riesce anche nel regalarci dei personaggi ben definiti e senza parti d’ombra. Un libro consigliato e non difficile da leggere nemmeno in lingua originale.

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