Oltre il respiro, Massimo Troisi rivive nel libro della sorella Rosaria

di Valentina Cervelli Commenta

Un viaggio nella conoscenza di un Massimo Troisi che ancora non conoscevamo e che rivive nell’omaggio che la sorella Rosaria ha voluto tributargli attraverso un libro: “Oltre il respiro” è questo e molto di più. E’ una sorta di vademecum in quella che era l’umanità dell’attore che grazie alle parole di una delle persone a lui più care “torna a vivere” ad ormai 17 anni dalla morte. Il libro verrà presentato domani 27 ottobre presso la Casa del Cinema di Roma.

Un amore mai rivelato, la difficoltà di combattere con ina malattia come la sua, e  diverse foto inedite dell’attore, tirate fuori dagli “archivi di famiglia”: un opera davvero particolare che si sviluppa in modo parallelo al racconto metaforico che la scrittrice Lilly Ippoliti scrisse su Massimo “Dialoghi in controluce”, paragonando la vita di Troisi a quella del Piccolo Principe. Un dono alla famiglia in seguito alla scomparsa dell’attore che si trasformò nel punto di inizio dell’amicizia e della collaborazione tra le due donne,che in passato hanno scritto un volume anche sulla guerra in Kosovo (Lasciateci le ali, Datanews).

Racconta Rosaria Troisi:

Amava molto essere coccolato e nutriva una profonda ammirazione per le donne e il loro modo di sapersi prendere cura degli altri. La perdita di nostra madre gli tolse la serenità e il rischio di poter soffrire un nuovo distacco provocò in lui la paura di relazioni durature.

Nel raccontare suo fratello Massimo, Rosaria ripercorre quella che è stata la storia umana dell’attore, partendo dal giorno della sua nascita, avvenuta il 19 febbraio del 1953 a San Giorgio a Cremano, e di come la sua vita sia sempre stata molto legata alla morte della madre, venuta a mancare quando era ragazzo.  Importante nella sua vita fu il rapporto con il nonno Pasquale, forse inconsapevole artefice della passione del nipote per lo spettacolo:

Si attardava a tavola raccontandoci gli incredibili aneddoti della sua vita. Ci incantava tutti, con quei suoi gesti da attore consumato, con le pause studiate mentre sbucciava la frutta. Era come stare a tavola con Eduardo. Massimo era piccolo e lo osservava in silenzio, rubando con gli occhi l’arte di quella genuina seduzione.

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