Oggetti di reato di Patricia Cornwell: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Mi rendo conto: spesso inizio a leggere le saghe o pseudotali senza un ordine giusto apparente.  E così ho fatto leggendo Oggetti di reato, romanzo del 1991 di Patricia Cornwell. Questo comportamento ha aiutato il libro a starmi simpatico? No, per niente.

Non dovevo cascarci e farmi convincere a leggerlo. Qualche anno fa mi capitò in mano un libro di Patricia Cornwell e detestai già dopo qualche pagina Kay Scarpetta ed il suo modo di fare. E per quanto possa essere considerata un mito, non mi fu simpatica nemmeno la scrittrice, il cui stile non era proprio adatto alle mie corde. Ma si pensa sempre che i reati di gioventù siano perdonabili e quindi ci ho riprovato, auspicando una fine migliore, rispetto a quella passata. Un nulla di fatto, davvero.  Anche se per affinità “lavorative”, il fatto che ad essere coinvolta come protagonista fosse ad una scrittrice…nonostante un frontespizio non lungimirante ed una traduzione del titolo pessima, mi ha portare a riprovare.

La prossima volta probabilmente lascerò perdere e mi dedicherò ad altri generi. Più lo esploro e più capisco che il genere giallo e questa autrice non vanno bene per me. Primo problema: alcune parti del libro si dilungano un po’ troppo. Se vuoi tenere alta la mia attenzione con un thriller è bene mantenere un ritmo incalzante e sincero. Quando questo non avviene a me si smonta tutto, ed in maniera decisamente irrecuperabile. Secondo e non indifferente problema: il finale arriva all’improvviso, secco e poco comprensibile.  A quel punto incomincio a maledire il tempo perso, se non fosse altro per il fatto che posso condividere con voi le mie esternazioni.  Ma scommetto che a voi però sarà piaciuto, anche se la Cornwell soffre quasi sicuramente della ripetitività seriale che affligge anche Danielle Steel. Che mi dite, a voi è piaciuto Oggetti di reato?

Photo Credit | Getty Images

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