Moscerine di Anna Marchesini, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

I libri di Anna Marchesini sono come lei: dotati di carisma e ben fatti. Moscerine non fa eccezione. Ed è sempre un piacere tornare a scoprire questa attrice, anche se nelle vesti non inusuali ma magari non proprio perfettamente adatte di scrittrice. Qualche difetto c’è, ma il succo dell’intero lavoro, supera tutto.

Moscerine è una raccolta di nove racconti. Storie divertenti, deve essere ammesso. In alcuni casi le loro trame possono apparire un tantino grottesche, ma senza ombra di dubbio coinvolgenti in ogni caso. Le moscerine, le piccole mosche, sono i suoi personaggi. Spesso davvero insignificanti, che improvvisamente guadagnano un ruolo importante, vicino alla loro peculiarità / difetto principale. Non saprei davvero come spiegarvelo meglio. Ma davvero sono le piccole cose, quelle di poco conto a fare la differenza, a rendere ogni racconto una piccola perla a sé.

Il linguaggio e lo stile utilizzati sono molto personali e particolari, questo è evidente. Personalmente devo dire che non mi è dispiaciuto sebbene con qualche suo testo in passato, devo ammettere di avere avuto qualche problema, superato ovviamente dalla bontà del materiale scritto. Quel che è davvero rilevante, ad ogni modo, nei racconti di Anna Marchesini è davvero la trama. Il finale non è mai scontato, e questo proprio per via delle piccole cose, delle “moscerine” che sia che le si intenda come persone, che come piccoli avvenimenti, mostrano di essere capaci di cambiare… tutto. E’ quindi un libro che vi consigliamo caldamente. Per voi la sinossi dell’autrice:

Qui dentro ci sono nove racconti a forte carica umoristica in cui la narrazione esalta aspetti microscopici talvolta invisibili dell’esistenza, insospettabili trame, elementi irrilevanti eppure capaci di ribaltarne il racconto. In quasi tutte queste storie esiste un imprevisto trascurabile, un tarlo, un insetto che si insinua sornione nella trama, si intrufola, si accomoda, si incista, si nutre al buio, fa la tana, corrode, si ingrassa, prolifica, crepa e deflagra sino a provocare il ribaltamento della trama e costringere la storia a riscrivere il finale. Mentre ci disponiamo ad osservare il disegno che incessantemente la vita traccia sulla tela dei personaggi, nel momento in cui giriamo il quadro scopriamo che un qualche diavolo di inaccessibile vizio, una sequela di accenti di cui non ci siamo accorti, uno scivolone, una carezza involontaria, una luce accesa nella casa di fronte, hanno mutato del tutto la scena. E così a cucire le trame dei destini della vita ma anche della morte è un filo invisibile di fulminee irrilevanze, moscerine appunto in grado di travolgere gli eventi e di precipitare i personaggi da situazioni sentimentali in disgrazie irresistibilmente comiche o così indicibilmente tragiche da sfiorare la farsa.

 

 

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