Marina Bellezza di Silvia Avallone, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Se avete letto “Acciaio“, l’opera di esordio di Sivia Avallone, allora avete senza saperlo, una piccola infarinatura di cosa vi aspetta con la lettura di “Marina Bellezza“, il nuovo libro della scrittrice. Ancora una volta dei giovani protagonisti, ed ancora la ricerca di sogni. In questo caso anche un grande amore. Ma può essere il romanzo promosso a pieni voti? La risposta è tutt’altro che scontata.

Ed il perchè è presto spiegato. Silvia Avallone è una donna dotata di talento e le sue storie hanno davvero il potenziale per staccarsi dalla classica letteratura giovane/sui giovani. Il problema risiede nel fatto che questo distacco non avviene mai completamente e viene a manca nel lettore la soddisfazione di avere tra le mani un libro ben scritto e completo dell’intrecci0.Purtroppo in questo nulla è cambiato dai tempi di Acciaio, ed i difetti sono rimasti essenzialmente gli stessi. E’ un vero peccato perchè la contrapposizione dei due personaggi che si innamorano sarebbe stata davvero interessante da poter analizzare in modo pieno ed in qualche modo migliore.

Lo stile di scrittura, per quanto piacevole, è palesemente acerbo rispetto a quello che ci aspetterebbe da lei o da un romanzo di questo genere. Ma non è altresì sbagliato sottolineare come si tratti solo della seconda opera dell’autrice, per di più ancora giovane sia anagraficamente che a livello compositivo. Marina ed Andrea sono due personaggi particolari, che si attraggono e si respingono e che per questo danno vita a tutta una serie di avvenimenti interessanti.

Mettiamo in chiaro una cosa:”Marina Bellezza”, è palese che si ponga al pari di “Acciaio”, come libro in grado di fare in qualche modo una certa morale e critica della società attuale. Il vero problema è che non sembra riuscirci come dovrebbe.  E lo ripetiamo: i fattori alla base di questo fallimento sono differenti e difficilmente recuperabili senza snaturare il romanzo.

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