Suburra di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Suburra di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini è un romanzo di quelli che da tempo a mio parere non si trovavano in libreria. Un libro nel quale attraverso la romanità dei personaggi ed il loro essere caratteristico viene dipinta in qualche modo una intera società.

Mi verrebbe di paragonarlo ad “Una vita violenta” di Pierpaolo Pasolini. Forse esagererò, ma le sensazioni che mi ha trasmesso sono le stesse che vissi quando lessi quella particolare opera pasoliniana. E’ possibile che tale sensazione sia stata amplificata dal fatto di essere originaria di Roma e di averne vissuto per anni quel sapore unico che nessun’altra città italiana possiede. Onestamente faccio fatica a categorizzare “Suburra”. Giallo? Thriller? In qualche maniera quasi lo considererei un ottimo esempio di antropologia sociale.

La realtà dei fatti è che il background lavorativo dei due autori, un giornalista ed un giudice, saltano imprescindibilmente fuori nel corso dell’intera opera. Il lavoro di raccolta dei due è stato grandioso e dietro le parole scritte non è difficile andare a ripescate i fatti ed i personaggi ispirazione del romanzo. Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini svolgono il loro lavoro con una maestria incredibile e per quanto in alcuni punti la storia sembri un po’ complicata da comprendere per chi non ha dimestichezza con il genere, è indubbio che sia il risultato finale ottenuto da quest’opera è più che buono.

Come scontato che fosse (o forse no) è proprio l’eccessiva romanità del libro in qualche modo il suo limite più grande. Chi ha Roma ci vive o vi ha vissuto può contare su una conoscenza della città e dei suoi modi più ampia del resto dei lettori e del suo linguaggio sottinteso. Con questo non vogliamo dire che non sia comprensibile, tutt’altro. Ma va letti con attenzione. Personalmente ve lo consiglio. Un viaggio in “Suburra” può regalarvi un punto di vista davvero differente.

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