Maria Sole Sanasi d’Arpe sul libro ‘I Segreti di Bologna’

di clara Commenta

Maria Sole Sanasi d’Arpe subito dopo l’uscita del libro “I Segreti di Bologna”, nel suo articolo su Il Foglio, scrive: “Quella di Priore, magistrato che ha indagato su alcuni grandi casi italiani (da Ustica al caso Moro) e Cutonilli, avvocato civilista e portavoce da anni di un comitato per l’estraneità dei Nuclei armati rivoluzionari alla strage, è una contestazione; una voce che si oppone alla condanna definitiva dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Il tutto sezionando i fatti, elementi della verità processuale, per costruirne e affermarne un’altra”.

“Per affermare la possibilità – scrive ancora Maria Sole Sanasi d’Arpe – di legare l’esplosione dell’ordigno a un patto non scritto e violato nel settembre del 1979 con l’arresto di Abu Anzeh Saleh a Bologna, esponente del Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina): il cosiddetto lodo Moro, un presunto accordo secondo cui gli arabi potevano trasportare armi in Italia in cambio dell’immunità del nostro paese dagli attentati”.

L’attentato alla stazione dì Bologna il 2 agosto 1980 continua – ancora oggi – ad essere avvolto nel mistero.

Il giudice Rosario Priore e l’avvocato civilista Valerio Cutonilli ricostruiscono nel libro edito da Chiarelettere, alcuni particolari avvenuti dopo l’esplosione della bomba di 23 chilogrammi, che causò 85 morti e 200 feriti.

Dopo interminabili indagini giudiziarie e rinnovate ipotesi storiografiche, Priore e Cutonilli iniziano ad esaminare i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est, e documenti “riservatissimi” mai resi pubblici. Alla fine tracciano una linea interpretativa fino ad oggi inedita, inquadrando la strage alla stazione di Bologna in una più ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale non sarebbe impossibile arrivare alla verità.

L’inchiesta dei due autori del libro chiama in causa la “doppia anima” della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela dei governi italiani all’inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall’omicidio di Aldo Moro.

“Una prova concreta dell’avvenuta intesa tra Italia e palestinesi – si legge ancora nell’articolo di Maria Sole – emerge nella notte del 9 gennaio 1982, quando a Roma viene arrestato il leader brigatista Giovanni Senzani: un suo appunto che riassume i contenuti di un colloquio a Parigi con il capo dei servizi segreti dell’Olp, Abu Ayad. C’è scritto che l’Urss, in contatto con i terroristi rossi e celata regista degli attentati in Europa tra il ’73 e il ‘77, ha voluto opporsi alla politica dei paesi europei in medio oriente”.

Secondo Sanasi “la trama internazionale, more solito in Italia, cede il passo alle questioni di natura politica del paese, all’origine della condanna di Mambro, Fioravanti e Ciavardini (nel 2007, data la minore età all’epoca dei fatti) e nemmeno la riapertura delle indagini da parte della procura della Repubblica di Bologna nel 2005 rappresenta una svolta nella pista palestinese”.

Per conoscere la verità su Bologna, secondo i due autori del libro bisogna spostare le lancette di quell’orologio della stazione ancora più indietro delle dieci e venticinque del 2 agosto 1980.

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