La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico: il nuovo libro di Parazzoli

La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico libro Parazzoli

“La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico” di Ferruccio Parazzoli contiene due storie di grande suggestione e finezza, tra memoria e invenzione.

In questo suo nuovo libro, Ferruccio Parazzoli, scrittore tra i più importanti della nostra letteratura, si muove fra reale e irreale, tanto che il racconto dei personaggi si dipana tra realtà ed immaginazione.

Il volume fa parte de “Il Bosco degli Scrittori”, progetto editoriale di Aboca che racconta storie di vita a partire da un albero, facendo scoprire valori e tesori del bosco e della natura e spunti di riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente.

Il primo racconto di Ferruccio Parazzoli narra la vicenda di un ragazzo, uscito dal quinto anno di liceo, che si è improvvisato cameriere per una stagione. Una decisione affrettata per uno come lui che, un giorno, se ne va all’improvviso per inoltrarsi tra i boschi liguri. Non aveva mai passato una notte sotto un albero ma si sentiva pronto a farlo.

Dopo essere entrato nella pineta, viene però sorpreso da uno zoppo, che tutti chiamano “lo Zio”, che gli intima di non fermarsi lì e lo conduce dal Cacciatore, un uomo carico di malinconia, che gli racconterà la leggenda della Maciucia e del Grande Pino.

Il Cacciatore era un “uomo alto, asciutto, i capelli già in parte bianchi, la faccia pareva invece ancora giovane per via degli occhi uno verde e uno grigio, stretti e umidi”. Faceva la guardia ad un grande pino, stava seduto in cima, da dove avrebbe difeso il pino nel caso in cui volessero abbatterlo. Sembra ci sia riuscito.

Alla fine della storia Ferruccio Parazzoli scrive: “Questo racconto, così come lo narro oggi, non è di certo così come lo avrei narrato allora, all’età di diciotto anni, quando l’ho vissuto. Ma chi salisse alla Costa Serba, tra un intrico di eriche e di corbezzoli, troverà ancora, sulla cima, un unico grande pino”.

Il secondo racconto, sempre nello stesso volume, prende le mosse dalla voce tenera e appassionata di Olga, decisa a fare di tutto pur di non lasciare che il grande fico con cui lei è cresciuta, e che ora intralcia i lavori di ristrutturazione del suo padrone di casa, venga abbattuto.

Lui, compagno fedele e silente, attento ascoltatore delle storie che Olga gli racconta ogni giorno, le storie che giravano sui ballatoi, ma anche quella della propria famiglia di ebrei poveri, nel tentativo quotidiano di superare un dolore che le resterà attaccato tutta la vita.

Con il fico Olga ci parla, anzi immagina una conversazione con l’albero, gli racconta diverse storie di persone che conosce, chiede come si sente e gli fa notare che il prurito che il fico sente “sono i primi fichi”, che si stanno “gonfiando e maturando”.

“Non è una cosa che capita tutti i giorni – dice Olga – che un fico sterile faccia improvvisamente fichi in non più di dodici ore”.

Il fico risponde: “Sono solo una pianta che il buon Dio, così come gli è piaciuto fare, ha messo al servizio di voi uomini, che conoscete sia il bene che il male e se gli uomini giudicheranno un bene che io venga tagliato, non potrò protestare. Di miracoli di fichi o di altra natura io non so niente”.

Anche in questa storia l’albero, in questo caso il fico, non verrà tagliato ma continuerà a crescere “prolifico in un cortile di Lambrate” dove la storia di Olga è ambientata.

Nel libro “La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico” (ed. Aboca, euro 14,00) i due racconti sospesi nel tempo sono accomunati dal fatto che in ciascuno si celebra il potere salvifico delle storie, dove la verità non è sempre vera e la realtà può essere diversa dal reale. Del resto, come dice Olga: “ogni storia è bella da raccontare, quando tutto è passato. Resta il mistero, come la vita è un mistero. Sono belli i misteri…”.

Ferruccio Parazzoli ha lavorato a lungo nell’editoria. È autore di numerosi romanzi tra cui Il giro del mondo (Bompiani 1977, Premio Campiello), Uccelli del paradiso (Mondadori 1982, Premio Campiello), Il giardino delle rose (Rizzoli 1985, cinquina Premio Strega), Nessuno muore (Mondadori 2001), Trilogia di piazzale Loreto (Oscar Mondadori 2011), Amici per paura (SEM 2017), Il Grande Peccatore (Bompiani 2019). Ha scritto anche saggi e racconti.

Maria Sole Sanasi d’Arpe sul libro ‘I Segreti di Bologna’

Maria Sole Sanasi d'Arpe strage Bologna

Maria Sole Sanasi d’Arpe subito dopo l’uscita del libro “I Segreti di Bologna”, nel suo articolo su Il Foglio, scrive: “Quella di Priore, magistrato che ha indagato su alcuni grandi casi italiani (da Ustica al caso Moro) e Cutonilli, avvocato civilista e portavoce da anni di un comitato per l’estraneità dei Nuclei armati rivoluzionari alla strage, è una contestazione; una voce che si oppone alla condanna definitiva dei Nar Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Il tutto sezionando i fatti, elementi della verità processuale, per costruirne e affermarne un’altra”.

“Per affermare la possibilità – scrive ancora Maria Sole Sanasi d’Arpe – di legare l’esplosione dell’ordigno a un patto non scritto e violato nel settembre del 1979 con l’arresto di Abu Anzeh Saleh a Bologna, esponente del Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina): il cosiddetto lodo Moro, un presunto accordo secondo cui gli arabi potevano trasportare armi in Italia in cambio dell’immunità del nostro paese dagli attentati”.

L’attentato alla stazione dì Bologna il 2 agosto 1980 continua – ancora oggi – ad essere avvolto nel mistero.

Il giudice Rosario Priore e l’avvocato civilista Valerio Cutonilli ricostruiscono nel libro edito da Chiarelettere, alcuni particolari avvenuti dopo l’esplosione della bomba di 23 chilogrammi, che causò 85 morti e 200 feriti.

Dopo interminabili indagini giudiziarie e rinnovate ipotesi storiografiche, Priore e Cutonilli iniziano ad esaminare i materiali delle commissioni Moro, P2, Stragi, Mitrokhin, gli atti dei processi e degli archivi dell’Est, e documenti “riservatissimi” mai resi pubblici. Alla fine tracciano una linea interpretativa fino ad oggi inedita, inquadrando la strage alla stazione di Bologna in una più ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale non sarebbe impossibile arrivare alla verità.

L’inchiesta dei due autori del libro chiama in causa la “doppia anima” della politica italiana, le contraddizioni generate dalla diplomazia parallela dei governi italiani all’inizio degli anni Settanta e, in particolare, lo sconvolgimento degli equilibri internazionali provocato dall’omicidio di Aldo Moro.

“Una prova concreta dell’avvenuta intesa tra Italia e palestinesi – si legge ancora nell’articolo di Maria Sole – emerge nella notte del 9 gennaio 1982, quando a Roma viene arrestato il leader brigatista Giovanni Senzani: un suo appunto che riassume i contenuti di un colloquio a Parigi con il capo dei servizi segreti dell’Olp, Abu Ayad. C’è scritto che l’Urss, in contatto con i terroristi rossi e celata regista degli attentati in Europa tra il ’73 e il ‘77, ha voluto opporsi alla politica dei paesi europei in medio oriente”.

Secondo Sanasi “la trama internazionale, more solito in Italia, cede il passo alle questioni di natura politica del paese, all’origine della condanna di Mambro, Fioravanti e Ciavardini (nel 2007, data la minore età all’epoca dei fatti) e nemmeno la riapertura delle indagini da parte della procura della Repubblica di Bologna nel 2005 rappresenta una svolta nella pista palestinese”.

Per conoscere la verità su Bologna, secondo i due autori del libro bisogna spostare le lancette di quell’orologio della stazione ancora più indietro delle dieci e venticinque del 2 agosto 1980.