Liberalizzazioni in corso: addio legge Levi?

di Giada Aramu Commenta

L’abbiamo temuta, odiata e maledetta ma infine è arrivata: la legge Levi, con le sue politiche di sconto da fame, ha messo limiti e probizioni alla nostra voglia di leggere e al potere di acquisto di ogni lettore; un vero stop al mercato editoriale che ha limitato tutti, meno abbienti in primis. Con le nuove riforme, e le liberalizzazioni in arrivo, il mercato potrebbe (d’obbligo il condizionale!) però ritrovare nuovo smalto (e nuovo sconto).

Se state seguendo il nuovo disegno legge stabilito dal Presidente del Consiglio e dal Governo tecnico, saprete probabilmente che la parola chiave delle riforme che verranno è “liberalizzazione”, un termine odiato da molte categorie che potrebbe però restituire le speranze di noi lettori, le stesse perdute con l’arrivo della legge Levi.

Nell’art. 2 del nuovo disegno di legge si denuncia che:

Ogni impresa che svolga attività commerciale anche al dettaglio, in qualunque settore merceologico, può decidere in autonomia il periodo nel quale effettuare sconti, saldi o vendite straordinarie, la durata delle promozioni e l’entità delle riduzioni.

Se  la normativa venisse approvata e applicata anche nel settore editoriale, noi lettori saremmo nuovamente coccolati e pronti ad acquistare più libri a un prezzo inferiore e accessibile. Diminuzione di sconti a parte, la legge Levi ha comunque apportato un cambiamento importante, soprattutto nella grande distribuzione. Se, tra una spesa settimanale e l’altra, non riuscite a non acquistare qualche titolo e perdervi tra gli scaffali dei libri in vendita avrete sicuramente notato come, accanto ai libri pubblicati dalle case editrici più famose, facciano la loro comparsa anche i titoli pubblicati dalle case editrici minori o meno famose, una novità e una ricchezza sicuramente importante per chi adora la letteratura e vuole rimanere sempre aggiornato spingendosi oltre il solito catalogo.

La liberalizzazione seppellirà nuovamente sotto la sabbia le perle dei cataloghi delle case editrici “secondarie”? Speriamo di no (e che qualcuno, oltre a noi, si preoccupi di questa possibilità).

Photo Credits & quote | writersnewmediamagazine

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