Iva sugli Ebook: Europa contraddittoria?

di Valentina Cervelli Commenta

Iva sugli ebook: un tema questo abbastanza scottante, soprattutto negli ultimi giorni. E che in seguito alle notizie che ci arrivano dalla Francia ci porta a chiederci: ma l’Europa da che parte sta? Possibile che organizzi una tavola rotonda sul tema per trovare un accordo tra case editrici  e favorirne l’abbassamento e poi remi contro i singoli stati?

La domanda è lecita, specialmente dopo aver saputo che la Francia ha parificato l’iva su libri digitali a quella dei testi stampati, riducendola al 7% contro il tasso tradizionale del 19,6% applicato nel paese, che il Lussemburgo ha a sua volta ridotto la tassazione dal 15% al 3% e che per entrambi potrebbe partire una procedura di infrazione perché le decisioni sono contrarie alle norme europee in materia.

Scusate la schiettezza, ma non sarebbe il caso di cambiare le norme dato che lo stesso Commissario sembrava essere di quella idea qualche giorno fa?  A quanto pare, uno dei problemi più grandi rappresenterebbe la capacità dei grandi retailer di libri ed ebook di adeguarsi in modo rapido e veloce rispetto a quelli più piccoli, con la formazione “involontaria” di un cartello che metterebbe a repentaglio la concorrenza.

Spiega la Commissione europea in un comunicato:

Diversi attori locali del mercato del libro elettronico si sono lamentati  che alcuni degli operatori dominanti in questo mercato hanno riorganizzato i loro canali di distribuzione in modo da beneficiare di tali aliquote ridotte, cosa che ha apparentemente avuto un pesante effetto sulla vendita di libri (sia digitali che tradizionali) negli altri Stati membri durante il primo trimestre del 2012. Creando gravi distorsioni della concorrenza che sono dannose per gli operatori economici degli altri 25 Stati membri, dal momento che i libri digitali possono essere facilmente acquistati in uno Stato diverso da quello in cui risiede il consumatore.

Osservazione giusta, ma che fa scaturire naturalmente un’altra domanda? Perché non riformare l’intero settore dando modo a tutti i protagonisti di esprimersi al meglio. Possibile che anche la cultura debba finire sotto la scure del patto di stabilità?

Photo Credit | Getty Images

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