Intervista a Camilla Sernagiotto, autrice di Circuito Chiuso/Annales

di Valentina Cervelli Commenta

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Oggi vi proponiamo un’intervista davvero divertente con un’autrice che ci ha conquistato immediatamente. Solare, allegra  e dannatamente brava nel suo lavoro. Parliamo di Camilla Sernagiotto, autrice del “doppio libro”  Circuito Chiuso /Annales. Il suo pregio? Riesce a catturarti con le parole. E poi, è simpatica. Il che non guasta.

Personalmente è stata una gradita scoperta. Mi sono ritrovata dopo aver letto il suo libro a romperle le scatole per sapere quando ve ne sarebbe stato un altro. Circuito Chiuso/ Annales è un volume che consiglio a tutti. Soprattutto per “Annales”. Quella storia è uno spettacolo e non ci vergognamo di riperterlo. A voi le nostre “chiacchiere” con Camilla.

Libri e Bit: Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho sempre avuto un amore viscerale nei confronti dell’arte della scrittura: penne, inchiostri, taccuini, carta e quaderni sono sempre stati i miei diamanti, altro che solitari! Il mio Tiffany è Moleskine, le boutique in cui faccio spese folli sono le cartolerie. E se pensate che sia da nerd, sentite questa: da bambina mi piaceva sottolineare nella mente ogni cosa che facevo, come se una voce narrante fuoricampo descrivesse ogni mia mossa. Ero la protagonista del mio libro, quello che mi raccontavo nella testa. Dalla voce nella testa al diario il passo è breve, così incominciai a sfogare tutta la mia grafomania con litri d’inchiostro e tonnellate di quaderni. Quando poi mi accorsi che la mia vita non era così eccitante da alimentare romanzi, incominciai a inventare. Non di sana pianta, dato che dietro ogni personaggio ci sono sempre io con la mia storia, le mie passioni e le mie esperienze, ma abbastanza da rendere il tutto più divertente e ricco di suspense.

E’ stato facile raggiungere la pubblicazione?

Per quanto riguarda il romanzo double face “Circuito chiuso/Annales” pubblicato con Fazi, direi di sì. Più che di facilità, però, parlerei di fortuna sfacciata: ho inviato il mio manoscritto nel momento giusto. Forse era destino. Prima di quello, invece, ne pubblicai altri due con minore facilità. Probabilmente non era destino. Direi sfacciata sfiga.

Cosa ne pensi dell’ebook, il libro elettronico?

Ne riconosco i pregi, ma per adesso in pole position ci metto i difetti. Sono ancora troppo legata alla carta e all’inchiostro; ne amo l’odore, la consistenza, il peso, lo spessore, la texture… Credo ancora nel libro come oggetto che arreda, dà colore e personalità a scaffali, comodini e librerie. Cosa metteranno i nostri nipoti sulle mensole? Hard Disk? Ai posteri l’hard sentenza.

Se dovessi utilizzare tre aggettivi per descriverti, quali utilizzeresti?

Sensibile, ansiosa, passionale.

E per le tue opere?

Divertenti, toccanti, tragicomiche. Me ne concedi un quarto? Se sì, musicali: amo impregnare la carta di ritmo e melodia. Per farlo, uso frasi ed elementi ricorrenti che cadenzino la trama a mo’ di ritornello. In più adoro citare canzoni, gruppi e band che inevitabilmente fanno partire un motivetto in testa al lettore.

Progetti futuri?

Non riesco a stare più di 48 ore senza una penna in mano e la mente chissà dove, quindi è ovvio ch’io abbia nel cassetto già un nuovo libro. Il genere è ancora quello che definirei “thrillerotico“. Con erotico non intendo quelle sfumature là: le mie 50 sfumature vanno dal comico al tragico passando per il noir, per il giallo e per il romanzo rosa. È una “letteratura-Pantone”, la mia. 🙂

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