Favole al telefono, di Gianni Rodari: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Favole al telefono di Gianni Rodari è il libro che ogni bambino dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Un volume che ogni adulto non dovrebbe mancare di possedere e sfogliare. Per ciò che mi riguarda, da bambina che aveva imparato molto presto a leggere  (intorno ai 4 anni, n.d.r) grazie anche ad un continuo stimolo famigliare, per molti anni questo libro ha rappresentato una sorta di sacro grall personale.

Si tratta di un piccolo tomo, adatto ai bambini che amano le storie e che io ricevetti più o meno intorno al 1987  e che fa ancora bella mostra, sporco di sugo, di impronte di inchiostro e con una bella riga di scotch bianco a tenerne insieme le pagine nella mia libreria. Potrei comprarne uno nuovo, è vero:  come lettrice però non riesco a staccarmi da questa sensazione di vissuto.

Si tratta di una raccolta di storie di uno dei maggiori autori italiani contemporanei. Non si può “declassare” Gianni Rodari solo perché scrittore di fiabe per bambini. Al pari di un Trilussa, di Esopo, questo autore è stato in grado di dialogare con migliaia di bambini regalando morali e capendoli molto di più di qualsiasi altro scrittore.

Una dei suoi principali pregi era quello di saper parlare e raccontare cose magnifiche con una semplicità quasi devastante.  Penso a “Il Palazzo da rompere” in particolare, o ad “Alice Cascherina” o ancora al “Paese senza punta”. Tutti racconti di una semplicità assoluta, ma in grado di incollarti al foglio scritto dalla prima all’ultima parola con un sorriso ebete sul viso. Questo ovviamente se si è adulti. Ma se si è di età compresa tra i 6 ed i 10 anni, non si può non rimanere incantati da questi mondi di favola ambientati nella nostra Italia più silenziosa, immedesimandosi nei personaggi che la brillante mente di questo scrittore ha partorito.

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