La collina del vento, di Carmine Abate: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Non è stato facile per me iniziarlo, anche se graditissimo regalo da parte di un amico. Ed in alcuni tratti è stato anche di difficile digestione. Ma dopo averlo letto, non mi stupisce affatto che “La collina del vento” di Carmine Abate abbia vinto il premio Campiello lo scorso anno. E’ un romanzo bello come davvero pochi se ne sono letti in questi anni.

La parte migliore di questo libro è proprio la storia che racconta. Perché è così ben congegnata e condotta, che si può anche passare sopra ad un ritmo che non sempre invoglia alla lettura. Quando un libro si fa lento, diventa difficile stargli dietro e continuare a leggerlo. In questo mi sono venuti senza dubbio incontro i personaggi. Se dovessi fare un raffronto, con le dovute cautele del caso, prenderei ad esempio “La casa degli spiriti” di Isabelle Allende. “La collina del vento ” di Carmine Abate è un po’ su quella falsa riga. Mi spiego meglio. Ovviamente non vi è alcun plagio, ma si tratta di una saga famigliare che punta a rivelare la bellezza di un territorio, l’attaccamento alle origini, la necessità di preservare ciò che è buono e bello da qualsiasi minaccia.

Ed è innegabile che in un secolo di storia della famiglia Arcuri, di minacce verso questo “terreno magico” di loro appartenenza ve ne siano state. Come è altrettanto palese che le sofferenze per i suoi componenti non sono state poche.  A partire dall’inizio del secolo con la grande guerra. Quando un romanzo parla di sacrificio nobile, di dignità, è impossibile staccare gli occhi dalle pagine. E’ per questo motivo che nonostante lo stile non mi abbia fatto impazzire ed il ritmo lento rispetto a ciò che piace a me, ho comunque  gradito e non poco la storia che veniva raccontata. E’ senza dubbio un libro da consigliare.  A prescindere dai gusti personali, è un libro che merita di essere letto.

 

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