Dati statistici e spaccati della realtà. La scuola è di tutti entra nelle classi italiane raccontando dei microbi e i batteri più difficili da annientare, virus non si nascondono nei cancellini delle lavagne, né sopra ai banchi di scuola coperti da scritte a pennarello. Il vero batterio non sparisce con una passata di straccio ben data perché il vero cancro si nasconde fuori dalla scuola e dentro gli ambienti pubblici, gli stessi che a scuola in verità non ci mettono piede da un po’. Girolamo De Michele, scrittore ed esperto di filosofia e pedagogia, si sporca le mani entrando nelle piaghe più zozze del sistema scolastico, quelle polverose che quando vengono restaurate si vedono solo e quasi sempre peggiorate e che, di rimando, include nel polverone nero anche gli studenti, gli operatori scolastici e i professori obbligati ad operare una trasformazione importante che forse all’inizio della loro carriere neanche sospettavano.
Saggistica
Recensioni di saggi
Flannery O’Connor, Nel territorio del diavolo
Ecco un libro da tenere sempre a portata di mano nella propria libreria. Flannery O’Connor (1925 – 1964) è morta a trentanove anni, ma ha fatto in tempo a diventare un vero e proprio caso letterario.
Cattolica ortodossa, convinta che i dogmi sono strumento di libertà e non di limitazione, rivela uno sguardo ampio, ampissimo sulla vita, sulle persone e sul mestiere dello scrittore.
Il fascino di Flannery O’Connor sta tutto nel suo rigore, che non è però mai mancanza di prospettiva. Le sue vedute sono ampie anche per noi che viviamo nel nuovo secolo, ma le sue convinzioni sono assolutamente ferree e spiazzanti. Specialmente quando rifiuta una serie di approcci pedanti alla letteratura, alla scrittura e allo scrittore stesso.
La giovane scrittrice non usa mezzi termini: non ci sono scuole di scrittura che possono regalarti l’arte di scrivere; non si possono classificare gli autori in base al loro credo o pensare che per questo avranno una visione limitata della realtà; non si può insegnare ai ragazzi cosa sia un romanzo analizzandolo solo tecnicamente.
Così io sono ai suoi occhi come colei che procura pace. Sguardi femminili sul mondo e sul tempo
Quando ho dato uno sguardo per la prima volta a questo libro sono stata colta da un po’ di pregiudizi. Temevo di trovarmi di fronte ad un testo scontato e … Leggi il resto
Fatti a pezzi, Marco Travaglio risponde a Marco Alloni
Qual è il compito di un giornalista? A che serve la par condicio? Marco Travaglio è di destra o di sinistra? In Fatti a pezzi Marco Alloni dialoga con Marco Travaglio, che risponde a molte di queste domande. Il libro sembra un monologo solo perché l’intervistatore ha rinunciato alla classica dinamica domanda/risposta a favore di una maggiore fluidità di lettura.
In queste cento pagine, però, Travaglio parla anche del mestiere del giornalista, delle inchieste, della questione morale, del valore della legalità, della televisione italiana e del diffuso vizio dell’opinionismo.
Chi lo segue e ne legge abitualmente libri e articoli, troverà nel libro una piacevole intervista. Per chi non conosce Travaglio le sorprese sono invece molte.
[…] molte persone presumono che io sia di sinistra. Ma è una convinzione totalmente falsa.[…] Se dal 1996 voto per la sinistra è solo perché, da quando c’è il bipolarismo destra-sinistra, sono costretto a votare a sinistra perché a destra c’è Berlusconi e non potrei mai non votare contro di lui. Se ci fosse una destra liberale, non avrei nessun problema a votarla. Anzi mi identificherei molto di più in un centro sinistra liberale alla Chirac che nel centro sinistra italiano.
Ore Giapponesi di Fosco Maraini
Ore Giapponesi, di Fosco Maraini, non è semplicemente un libro, è un viaggio, un viaggio lungo, di quelli in cui ci si perde tra i profumi del cibo, i suoni del mercato, le cerimonie religiose.
Un viaggio da fare con calma, senza fretta, senza distrazioni perché non siamo di fronte ad una guida del Giappone per chi intende visitarlo in una settimana, ma per chi vuol cercare di conoscere la cultura giapponese e gli abitanti di quei luoghi, per poi tornare a se stesso migliorato.
D’altronde sono le stesse dimensioni di Ore Giapponesi, più di cinquecento pagine, corredate di fotografie scattate dallo stesso Fosco Maraini, ad impedirci di correre. Solo così, d’altronde, è possibile capire come gesti apparentemente simili come fare il bagno o preparare il tè abbiano invece significati completamente diversi per un orientale ed un occidentale.
Loredana Lipperini, non è un paese per vecchie
Loredana Lipperini, già autrice di Dalla parte delle bambine, torna in libreria con un un libro Non è un paese per vecchie, che parafrasa il titolo di un romanzo di Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi.
Il libro, edito da Feltrinelli, cerca di fotografare la situazione in cui le donne italiane si trovano a vivere. Donne che, raggiunta una certa età, sembrano diventare obsolete e poco gradite.
Una mia amica mi ha, giustamente, fatto notare che l’Italia è un paese che ha in generale un problema con la vecchiaia, considerata una malattia più che un’inevitabile stagione della vita. Che l’Italia ha dimenticato, tranne quando si tratta di avviare un ricambio generazionale sui posti di lavoro, che le persone anziane sono una risorsa imprescindibile della società.
Perché dunque comprare un libro che mette l’accento solo sulla questione femminile? Non si corre il rischio di voler creare un caso anche laddove non c’è niente di nuovo da raccontare?
Da Mondadori arriva L’ultima lettera di Benito
Con L’ultima lettera di Benito, i giornalisti Pasquale Chessa e Barbara Raggi ci regalano una nuova prospettiva sulla relazione intercorsa tra Clara Petacci e Benito Mussolini. Grazie all’accesso al cosidetto fondo Petacci, conservato nell’Archivio centrale dello Stato, Chessa e Raggi hanno potuto finalmente leggere le 318 lettere che il Duce e la sua amante ufficiale si scambiarono tra l’ autunno del 1943 e la primavera del 1945.
Mussolini si trovava a Salò e nella corrispondenza con Clara parlava di tutto, non solo di amore e di quanto lei le mancasse, ma anche di politica, di strategia, di prospettive di fuga verso il Giappone (considerate sino ad ora solo un’inverosimile storiella) e del rapporto con Rachele.
Garzanti, la collana di saggi Le forme
Le Forme è una piccola grande collana di saggistica edita dalla Garzanti, caratterizzata dal formato tascabile, un non oneroso numero di pagine ed una semplice e piacevole copertina azzurra. Gli argomenti sono i più disparati, gli autori a volte noti al grande pubblico, altri meno, ma tutti di un certo peso e rilievo.
E’ una collana fatta per chi ama pensare e curiosare anche tra i pensieri degli altri: letteratura, giornalismo, poesia, politica, religione, psicologia. Dato il costo di ogni volume, 11 euro in formato cartaceo, 10 in formato pdf, possiamo permetterci il lusso di scoprire nuovi autori, di rischiare quando non li conosciamo o conosciamo poco dell’argomento.
Tra i titoli pubblicati sino a questo momento vi citerò, ad esempio: Abbé Pierre – Mio Dio… perché?; Haim Baharier – La Genesi spiegata da mia figlia; Ingrid Betancourt – Lettera dall’inferno a mia madre e ai miei figli; Frans de Waal – Primati e filosofi; Paolo Lagazzi – La casa del poeta; Enrico Pedemonte – Morte e resurrezione dei giornali; Barbara Schiavulli – Guerra e guerra; George Steiner – Dieci (possibili) ragioni della tristezza del pensiero; Todorov Tzvetan – La letteratura in pericolo; Andrea Zanzotto e Marzio Breda – In questo progresso scorsoio.
Reporter di guerra italiani, le testimonianze
Ci sono libri che non invecchieranno mai e che ognuno di noi, a prescindere dai propri gusti personali, dovrebbe leggere almeno una volta. E’ il caso di Il braccio dietro la schiena, Storie dei giornalisti in guerra, una raccolta di testimonianze, a cura di Mimmo Candito, dei reporter che ci hanno raccontato il mondo in conflitto, rischiando la propria vita.
Il volume raccoglie le riflessioni più disparate sul mestiere del giornalista di guerra, gli aneddoti sul campo e le considerazioni su come la televisione abbia modificato la professione, mettendo spesso in primo piano chi racconta e non gli eventi da raccontare.
E’ dunque questo, potremmo chiederci, che fa di un giornalista un buon giornalista? La sua capacità di scomparire dietro la storia anche se comunque il suo modo di vederla e descriverla apparirà, sarà presente in ogni pezzo?
La domanda più importante, secondo me, è però: perché fare questo lavoro? Perché rischiare la vita? Ha senso morire per raccontare una guerra che non è la nostra e che spesso neanche capiamo? Dove il mestiere diventa una missione, assume con sé uno scopo che da senso alla stessa vita di chi lo sceglie?
Vittime per sempre di Barbara Benedetelli
E’ uscito per la Aliberti editore il volume Vittime per sempre, della giornalista e autrice televisiva Barbara Benedettelli.
In genere quando leggo la parola vittime faccio un passo indietro: temo sempre di ritrovarmi di fronte libri o trasmissioni televisive o articoli che offrono uno sguardo di finta pietà sulle storie che raccontano e puntano invece ad attirare lettori e spettatori con dettagli macabri o primissimi piani decisamente irrispettosi delle persone.
Non è però il caso di questo libro, che si avvale anche della preziosa prefazione di Rita dalla Chiesa. In Vittime per sempre, Barbara Benedettelli ci conduce in una severa riflessione sull’attenzione che lo stato riserva da un lato alle Vittime, comprendendo con questo termine anche la famiglia delle persone uccise, e dall’altro agli assassini.
L’autrice non fa mai il gioco facile del linciaggio. Cerca invece di approfondire, in maniera comprensibile a tutti, il discorso della giustizia. Riporta storie che conosciamo tramite la cronaca, i commenti dei familiari delle vittime (espressione cui cercherà di dare un nuovo significato), quelli degli esperti e una serie di note sulla legislazione italiana.