Autobiografia di Raymond Domenech in uscita

di Valentina Cervelli Commenta

Un’autobiografia che anche un non appassionato di calcio potrebbe trovare divertente da leggere. Parlo di quella di Raymond Domenech edita dalla Flammarion. Certo, vi sarebbe bisogno di attendere la sua traduzione nella nostra lingua, ma avere un racconto di primo piano sulla finale di Coppa del mondo “Italia-Francia”, concedetelo, non sarebbe niente male.

Per i francesi si tratta di leggere il “mea culpa” di un c.t. della nazionale che non è riuscito a portare la propria squadra dove tutti si aspettavano di vederla, ovvero al top di ogni manifestazione.  Perché in “ Da solo”, Raymond Domenech racconta il suo punto di vista, la sua versione dei fatti. Ben trecentosessantuno pagine che raccontano con ironia e divertimento il percorso sportivo dell’allenatore. Con un particolare occhio di riguardo per Marco Materazzi e Gianluigi Buffon. Soprattutto quest’ultimo, omaggiato all’interno del libro.  La parte pià curiosa e divertente per un lettore italiano, è sicuramente la suddetta finale, quella della testata di Zidane a Materazzi.

Tutto secondo l’ex c.t. francese può essere ricondotto ai due personaggi in questione, in una partita che più che la tecnica, secondo lui a favore dei francesi, hanno deciso il cuore e la voglia di non arrendersi degli italiani. Con il beneplacito delle gambe di Marco e le parate, specialmente quella sul colpo di testa di Zidane, di Buffon. All’interno dell’autobiografia, anche il racconto del dopo partita negli spogliatori francesi ed il discorso per evitare che il capitano, mai scusatosi, diventasse il capro espiatorio:

Vi ringrazio tutti, in particolare Zizou. Quel che ha fatto è grave, pesante, ma non dimentichiamo che ha fatto una carriera immensa, vi chiedo quindi di applaudire.

Molto bello il pensiero che dedica al nostro portiere:

Quando vedi Buffon che a 34 anni canta l’inno con gli occhi chiusi, a squarciagola… Non si tratta di nazionalismo, ma di mostrare alla gente che ognuno si impegna per la maglia della nazionale ed è emozionato per i valori, la storia che rappresenta, l’imminenza della battaglia. Se si è capaci di lasciarsi trasportare come Buffon, urlare l’inno, significa che si è capaci di dare tutto per la propria squadra.

Photo Credit | Getty Images

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