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Ristorante al termine dell’Universo, di Douglas Adams

 
Valentina Cervelli
19 maggio 2012
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Douglas Adams Ristorante al termine dellUniverso Ristorante al termine dellUniverso, di Douglas AdamsRistorante al termine dell’universo” è il secondo volume della saga “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams. Una serie che sto leggendo davvero con piacere, devo sottolinearlo, anche se talvolta l’umorismo dello scrittore è difficile da cogliere per via di quella sua grandiosa capacità di… non farti capire niente.

Potrà sembrare un controsenso, e di certo una cosa scarsamente accettabile in altri contesti. Eppure mentre si legge questo libro, l’impressione che si ha è quella di trovarsi un film, dove a susseguirsi sono i piani sequenza ed alla fine, anche se si perde un’inquadratura, non si perde il filo del discorso.  Ristorante al termine dell’universo, così come Guida galattica per autostoppisti, il primo volume della saga, non sono romanzi da comprendere sui quali elucubrare in modo sconsiderato.

Approcciarsi con tale senso critico alla serie sarebbe da stupidi oltre che inutile. La lettura deve essere vista come intrattenimento puro. Solo in questo modo è possibile penetrare a fondo nella psiche dei personaggi e farli diventare i propri compagni di viaggio. Certo, rispetto al volume iniziale, questo secondo capitolo un po’ di smalto lo perde, tranne nel momento in cui si occupa dell’incontro di Zaphod Beeblebrox con Zaphod Beeblebrox quarto, il suo antenato.

In quel punto non importa quale tipologia d’ironia si capisca meglio, la risata è assicurata. Un altro punto interessante, anche se privo di forte spessore, è quello relativo all’incontro di Marvin, il robot depresso, con il guardiano che tenta di arrestare Zaphod. Non so se definirla apoteosi del nonsense o semplicemente robotica applicata, quel che è certo è che non si può fare altro che solidarizzare con il robot e con la sua seppur inconsapevole furbizia.

In linea di massima anche questo secondo volume è consigliabile al pari del primo. Anche se come ci insegna l’astronave “Cuore d’oro”, l’imprevedibilità è sempre al centro di tutto.

Categorie: Narrativa, Recensioni
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