La vita, l’universo e tutto il resto, di Douglas Adams

di Valentina Cervelli Commenta

La vita, l’universo e tutto quanto” riscatta senza ombra di dubbio il secondo volume della saga di Douglas AdamsGuida Galattica per autostoppisti”, “Ristorante al termine dell’Universo”. O per lo meno lo fa la prima parte, quella nel quale uno dei nostri protagonisti, Arthur Dent, si ritrova a vivere per cinque anni in una terra preistorica. Senza esagerazioni, quel tratto del romanzo è forse il più divertente di tutti e tre i primi libri.

Personalmente l’idea che Ford Perfect e Dent siano arrivati su una terra di “primo pelo” l’ho trovata esilarante ed al contempo alquanto cattivella. Non tanto per il navigatore spaziale per antonomasia, quanto per il nostro terrestre, che non solo ha visto la sua casa-Inghilterra-pianeta essere annientata per far spazio ad una super–autostrada spaziale, ma che si trova a riviverci sopra in “compagnia” (si fa per dire) della popolazione più sgangherata e stupida della galassia, formata da igienizzatori di telefoni e parrucchieri (con tutto il rispetto per entrambe le professioni).

L’unica scelta è decidere di vivere come un’eremita, in attesa di mettere in atto l’idea di divenire semplicemente pazzo. Cosa ve lo dico a fare che nel momento che decide di essere tale, arriva Ford che lo riporta grazie ad un buco spazio temporale nella sua terra, ed in seguito sopraggiunge anche Slartibartfast (ricordate il creatore di fiordi?) per tentare di salvare l’universo dalla popolazione di Krikkit nel bel mezzo di una partita di cricket?

Non voglio anticiparvi eccessive parti della trama perché vale davvero la pena di leggerlo soli. Posso però dirvi che Arthur Dent in questo romanzo è il vero protagonista e la maggior parte della narrazione è incentrata sulle sue peripezie. Imparerà a volare e non solo, sarà in grado di portare a termine la missione di Slartirbartfast grazie ad un’improvvisa intuizione.

Sebbene la storia sia come sempre caratterizzata da quella confusione tipica delle storie di Douglas Adams, il libro merita, davvero.

Voto 7,5

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